Normativa

indice:

1) le associazioni,

2) i circoli e clubs privati

3) Modalità per la registrazione degli atti di un’ associazione:

4) Atto costitutivo

5) avviso di convocazione di assemblea ordinaria

6) verbale di convocazione assemblea ordinaria

7) dichiarazione di libera volontà e scelta dei soci

8) delega

9) domanda di ammissione a socio

10) dimissioni

11) domanda di contributo

12) Contributo da un Ente pubblico

13) dichiarazione anti-mafia

14) dichiarazione di esonero ritenuta di acconto

15) contributo da privato a sostegno finalità

16) ricevuta per un contributo pubblico ricevuto a sostegno delle attività

istituzionali di un’associazione non commerciale

17) concessione di liberalità a favore di un’Associazione da parte di un Privato

18) ricevuta per sponsorizzazione occasionale

19) comunicazione per opzione per la legge 398/91

20) modello di fattura di associazione per un’attività commerciale accessoria e
strumentale

21) distinta per rimborso spese

22) modello di iscrizione all’Albo delle Associazioni Comunali art.22
legge 412 del 30/12/1991

23) modello di verbale di assemblea andata deserta

24) verbale di assemblea ordinaria

25) verbale di riunione del Consiglio Direttivo

26) gli enti non commerciali e il non profit

27) la fiscalizzazione delle associazioni

(da l’associazionismo nella cultura e nello spettacolo)

1) LE ASSOCIAZIONI

Di fondamentale importanza per la cultura, lo spettacolo e le attività artistiche è
l’Associazionismo sia perchè favorisce e sviluppa l’aggregazione e lo spirito di
collaborazione sia perchè può divenire il punto di partenza per la creazione di
professionalità e occupazione lavorativa. Le associazioni sono costituite da più
soggetti che si riuniscono per raggiungere uno scopo comune che può essere:
culturale, artistico, sportivo, ricreativo, sociale, solidaristico, scientifico. Esse possono
richiedere il riconoscimento dello Stato e divenire così anche titolari di diritti reali
(eredità, beni immobili, donazioni…). In questo caso hanno personalità giuridica,
devono essere costituite con atto notarile e devono essere registrate presso il
Tribunale locale. Le Associazioni non riconosciute si costituiscono, invece, con atto
pubblico (iscrizione all’Ufficio del Registro o atto notarile); il loro ordinamento e la
loro amministrazione sono regolati dagli accordi tra i soci . La rappresentanza in
giudizio è affidata al Presidente (Art.36 del Codice Civile). Il fondo comune è
formato dalle quote associative e dalle liberalità ricevute dagli Enti Pubblici e
dai privati. Esso non è divisibile ed il singolo socio può unicamente richiedere.
la restituzione della quota in caso di recesso. Coloro che rappresentano
l’Associazione rispondono personalmente e solidalmènte delle obbligazioni
e degli impegni che assumono a nome di essa; l’associazione risponde di questi
nei limiti del fondo comune. Pertanto, il patrimonio dell’associazione è distinto da
quello dei singoli soci ed è destinato all’attuazione dei fini statutari. Nella Cultura
e nello Spettacolo viene più frequentemente preferita la costituzione di associazioni
non riconosciute sia per la loro semplicità di gestione sia per la poca onerosità.
Le associazioni non riconosciute perseguono scopi non lucrativi ed ideali.
La Legge non richiede particolari obblighi per la costituzione delle associazioni
non riconosciute (potrebbero, infatti, costituirsi anche solo verbalmente).
Le associazioni registrano l’atto costitutivo e lo statuto per dare ” data certa” all’atto
e per avere rapporti con i terzi. l’art. 111 del DPR 917/86 impone, per
(applicabilità dei benefici tributari per gli enti non commerciali, l’esistenza di un
atto costitutivo e di uno statuto redatti sotto la forma di atto pubblico o con
scrittura autenticata o registrata. Le successive eventuali modificazioni dello
statuto devono essere deliberate dall’assemblea dei soci e registrate con le
stesse modalità seguite nella costituzione dell’Associazione
(se questa è stata effettuata con atto notarile anche le modificazioni dovranno
prevedere l’intervento del notaio). L’associazione può costituirsi con:

Costituzione simultanea

(in seguito ad una assemblea, di tutti l ‘soci promotori, si delibera di costituirla
ufficialmente)

Costituzione successiva

(solo alcuni ” fondatori ” registrano l’atto costitutivo e lo statuto ed in seguito

asso ciano quanti condividano i fini statutari)

La Legge 27 febbraio 1985, che apporta modifiche ai comma 1 e 2 dell’art 2659
del Codice Civile, permette anche alle Associazioni non riconosciute l’acquisizione
di beni immobili quando esse forniscano le indicazioni delle generalità delle persone
che le rappresentano secondo l’atto costitutivo. Le associazioni non riconosciute
possono essere anche titolari di quote di società di capitale e di beni mobili che
contribuiscono a costituire il fondo comune. Non possono, però, accettare e acquisire
donazioni o eredità.

Cause di scioglimento e di liquidazione delle Associazioni non riconosciute possono
essere:

– Il raggiungimento degli scopi sociali,

– Il venir meno di tutti i soci

– La scadenza del termine fissato nello statuto

– Altre cause previste dallo statuto w.

Dopo la sua costituzione, l’associazione richiede all’Ufficio delle Imposte dirette il
Codice Fiscale (obbligatorio) e comunica, eventualmente intendesse svolgere anche
una attività commerciale accessoria e strumentale, l’inizio di attività all’Ufficio IVA
(richiedendo un numero di partita identificativa ed alla SIAE.

Si dota, quindi, dei libri sociali: (non sussiste l’obbligo della vidimazione)

– Libro soci (in cui saranno riportati i dati:anagrafici dei soci, la data di iscrizione,
le variazioni… )

– Libro dei verbali dell’Assemblèa (in cui saranno riportati i verbali delle assemblee e

le relative deliberazioni)

– Libro verbali del Consiglio Direttivo (in cui saranno riportate le deliberazioni di tale
organo sociale )

– Libro cassa in cui saranno riportate le entrate e le uscite dell’associazione sia quelle
istituzionali che quelle provenienti dall’attività commerciale, eventualmente svolta)

Le associazioni non riconosciute che non svolgono attività commerciale prevalente o
primaria sono esenti dall’imposta dell’ICIAP (Art.,1 comma 10, lettera C,
Legge 24 aprile 1989 n.144) (Risoluzione ministeriale 30.9.91 rz.7/AQ/254 della
Direzione Generale Finanza, div VII) e versano la tariffa per le affissioni pubblicitarie
delle loro attività ridotta del 50%. Le targhe e simili, apposte all’ingresso delle
sedi associative, sono esenti dall’imposta sulla pubblicità. (DL. IS novembre 1993 n. 507)

Infine, i proprietari di locali dati in locazione ad associazioni non riconosciute sono
esenti dall’ICI (La destinazione dei locali deve, però, essere ” esclusiva” per le attivit
dell’associazione ) (art.87 lett. c ? DPR 917/86).

Qualora l’associazione intenda svolgere un effettivo esercizio di attività commerciale
(significative sponsorizzazioni, gestione di bar, locali, etc organizzazione di scuole
aperte anche ai non soci..) sarà opportuno che l’atto costitutivo e lo statuto siano
redatti nella forma della scrittura privata autenticata da un notaio l’atto notarile
servirà, inoltre, per certificare tutti gli accordi particolari ed importanti tra i soci,
a garantire l’autenticità delle firme e delle generalità nonchè ai fini delle date certe
degli accordi tra i soci.

2) I Circoli e i Clubs privati

I circoli e i club rientrano nella definizione di “associazioni”. Essi non devono avere
fini lucrativi e si comportano nella costituzione e gestione al pari delle associazioni
non riconosciute. Possono liberamente costituirsi anche soltanto con il semplice
accordo dei soci. Il patrimonio comune dei circoli è formato dalle quote associative,
dai proventi di iniziative, da liberali contributi ed eventuali finanziamenti esterni.
I circoli possono organizzare, per i soci, attività culturali, ricreative, sportive ed
artistiche e possono affiliarsi ad associazioni nazionali delle quali condividano gli
scopi. La disposizione contenuta nell’art.7 del DL 8 agosto 1996 n. 439 prevede
che ” non può essere considerata pubblica 1’esecuzione, rappresentazione o
recitazione di un’opera tutelata dalla Legge sul diritto d’autore qualora essa sia
stata effettuata nell’ ambito normale dei centri sociali e degli istituti di assistenza
formalmente istituii, nonchè delle associazioni di volontariato”.
L’esonero dal pagamento dei diritti d’autore da parte dei centri socio ? culturali
può essere richiesto qualora la rappresentazione o la esecuzione sia destinata
esclusivamente ai soci e agli invitati e che venga effettuata senza alcun scopo di lucro.

3) Modalità per la registrazione degli atti di un’ associazione:

L’atto costituivo e lo statuto, in duplice copia, cori marche da bollo da €. 10.33,
devono essere consegnati all’Ufficio del Registro Atti privati , di competenza territoriale
con, pagamento della tassa di €. 130.15 tramite versamento su c/c bancario con il
mod., 23 del Ministero .delle Finanze dopo aver compilato il mod. 69. Al ritiro delle
copie originali, è consigliabile richiedere ulteriori copie, non in bollo, autenticate dallo
stesso Ufficio, per successive domande e certificazioni
(Dipartimento dello spettacolo, ENPALS etc.) Per ottenere le copie bisogna
presentare istanza in bollo dà €. 10.33. Per ognuna di essa vanno.pagati i diritti
d’ufficio che ammontano a.€ 23,24.

Nota AIPS Ove la Legge non disponga diversamente la costituzione dell’Ente
associativo o l’adeguamento del suo statuto possono effettuarsi anche mediante
una semplice scrittura privata registrata in difformità dell’indirizzo chè caratterizza
il TUIR in ordine ai redditi prodotti in forma associata. Per approfondimenti:
Propensi Rossi Gli Enti non profit Il Sole 24h Pentore : Associazioni De Vecchi
Attanasio Pompesi : Circoli aziendali e ricreativi = Il Sole 24h `

4) Atto costitutivo

(carta da bollo da €. 10.33+aggiornamenti )

L’anno ……………………il giorno…………… del mese di…………………….. sono
presenti i signori soci promotori

Nome Cognome)(data e lungo di (residenza)(professione)(codice fiscale)

……………………………………………………………………………….::………………

………………………………………………………………………………………………..

………………………………………………………………………………………………..

……………………………………………………………………………….::……………..

……………………………………………………………………………….::……………….

Tra detti signori viene costituita una Associazione denominata:

……………………………………………………………………………….::……………

…………………………………………………….

con sede a ……………………………………….. in via………………………….

………………………………………………………..

Gli organi sociali dell’Associazione sono l’Assemblea generale dei soci e il
Consiglio Direttivo.

L’assemblea dei soci fondatori nomina a comporre il primo Consiglio Direttivo

e a loro assegna le seguenti cariche: Sig . …………………………………………….

……………………Presidente

Sig. …………………………………………………………………..Vice presidente

Sig…………………………………………………………………… Consigliere e

Segretario Organizzativo

I suddetti signori attestano la mancanza di cause di incompatibilità e

accettano le cariche.

Per tutto quanto non previsto in tale atto costitutivo e nell’allegato statuto

valgono le norme in materia del Codice Civile.

…………………………………………………………………..firme…………..::…………

………………………………………………..

……………………………………………………………………………….::……………..

…………………………………………………..

5) AVVISO DI CONVOCAZIONE DI ASSEMBLEA ORDINARIA

I soci dell’Associazione …………………………………………………………………..

……………………………………………….. convocati in Assemblea ordinaria presso la sede

………………………………. in ………………………………………………… via ………………

…………………… per le ore……………. del……………………..

per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno.:

1) Relazione del Presidente sull’esercizio sociale dell’anno

2) Presentazione ed approvazione del rendiconto dell’attività economica dell’anno ………..

3) Relazione dei Sindaci revisori

4) Programma delle attività per l’anno ……..

5) Presentazione ed approvazione della previsione dell’attività economica dell’anno ………

6) Varie ed eventuali

L’Assemblea sarà validamente costituita, a norma di statuto, can la presenza di

almeno il 50% più uno dei soci.

Nel caso che il numero legale non venisse raggiunto, l’Assemblea si intende

convocata in seconda convocazione, senza ulteriori avvisi, per le ore……… del………….

nella stessa sede e con il medesimo ordine del giorno.

…………………………li……./……./……… Il Presidente

6) VERBALE DELL’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEI SOCI PER LE MODIFICHE E LE

INTEGRAZIONI DELLO STATUTO IN RIFERIMENTO AL DLGS 460/97

L’anno………………….. il giorno …………………..del mese di…………………

alle ore………………….. presso la sede sono presenti n ………… soci su n……………

soci iscritti . dell’Associazione……………………………………………………………..

è chiamato a presiedere la riunione il sig. . ………………………….. ed a fungere

da segretario il sig…………….. ………. Il Presidente rileva che l’Assemblea è stata

regolarmente convocata a norma di statuto e che il numero dei presenti supera quello

richiesto per la validità delle Assemblee in convocazione (prima o seconda) Dichiara,

pertanto, che l’Assemblea deve considerarsi pienamente regolare e valida ed invita i

soci a discutere e a deliberare sul seguente ordine del giorno:

1) Modificazioni ed integrazioni da apportare allo statuto dell’associazione nel rispetto

del DLGS 460/97.

2) Approvazione del testo integrale dello statuto nella nuova redazione aggiornata.

3) Varie ed eventuali

Il Presidente prende la parola, relazionando sul primo punto all’ordine del giorno e

chiede all’assemblea l’approvazione delle seguenti modiche ed integrazioni alla luce

delle disposizioni del DLGS 460/97:

a) è esplicitamente vietata l’assegnazione di utili, resti di gestione, distribuzione di

fondi o di qualunque capitale tra i soci, anche in modo indiretto

b) L’eleggibilità agli organi amministrativi dell’associazione sarà libera, con il principio

del voto singolo e con la sovranità dell’assemblea dei soci. Sarà data pubblicità alle

convocazioni assembleari, alle relative deliberazioni, ai bilanci e ai rendiconti

c) Tutti i soci hanno diritto a partecipare alla vita dell’associazione e devono presentare

domanda che sarà ratificata dal Consiglio Direttivo. I soci maggiorenni hanno uguale

diritto di voto per l’approvazione e le modifiche statutarie e del regolamento nonchè

per la nomina degli organi direttivi. Tutti i soci potranno essere eletti nel Consiglio

Direttivo, senza alcun tipo di esclusione

d) è esclusa la partecipazione temporanea all’associazione

e) Annualmente l’associazione si obbliga a redigere un bilancio preventivo e un

bilancio consuntivo che dovranno essere approvati dai soci secondo le modalità statutarie

f) L’associazione si doterà di opportuno regolamento uniforme sia per le modalità

associative che in fatto di diritto di voto

g) La quota sociale non è trasmissibile, ad eccezione di trasferimenti a causa di morte,

e non potrà essere considerata una rivalutazione di essa

h) In caso di scioglimento dell’associazione, estinte le obbligazioni in essere, tutti i

beni saranno devoluti per finalità di utilità generale o ad altre associazioni con

finalità analoghe.

Con voto unanime l’Assemblea approva le modifiche e le integrazioni esposte

dal Presidente. Il presente verbale, in forma di scrittura privata, sarà depositato

presso il loca le Ufficio del Registro. Non avendo altro a discutere la seduta è

sciolta alle ore …… Fatto, letto ed approvato

II segretario……………………………………… Il presidente ……………………………..

7) Dichiarazione di libera volontà e scelta dei soci

Al Consiglio Direttivo dell’Associazione …………………………………………………………

Il sottoscritto………………………………………………………………………………………

socio dell’Associazione ………………………………………………………………………

dichiara di non percepire alcun compenso per le partecipazioni alle manifestazioni

alle quali sarà invitato. Dichiara, inoltre, di svolgere attività volontaria e gratuita

senza alcun vincolo di subordinazione nei riguardi dell’Associazione. Al sottoscritto

saranno unicamente rimborsate le eventuali spese sostenute ed autorizzate

(viaggio, soggiorno e vitto) con presentazione di idonea documentazione.

Il sottoscritto esonera da ogni responsabilità l’Associazione nello svolgimento

dell’attività sopra descritta.

In fede (Il socio)………………………………………………………………..

(Le partecipazioni alle iniziative dovranno essere sempre autorizzate dal

Presidente, se effettuate per conto dell’Associazione)

8) Delega

Al Consiglio Direttivo dell’Associazione ………………………………………………………….

il sottoscritto…………………………………………………………….

delega il socio…………………………………………………………..

a rappresentarlo nell’assemblea del ……………………….. e a votare in sua vece su

tutti gli argomenti posti all’ordine del giorno.

…………………li,……./……./…….. (il socio)

9) Domanda di ammissione a socio

Spett.le Consiglio Direttivo dell’Associazione ……………………………………………………..

Il sottoscritto …………………………………………………………………………

nato a……………………il………………….. residente a ……………………………………..

via……………………………………………………………………………………..

professione ……………………………………….Cod. Fiscale…………………………………….

………………………………. essendo in possesso dei requisiti richiesti e condividendo

gli scopi e le finalità dell’Associazione per essere ammesso a socio. fa domanda.

Dichiara di conoscere lo statuto e di accettarlo integralmente.

Si impegna a fare quanto nelle sue possibilità per il raggiungimento degli scopi sociali

e ad osservare le deliberazioni degli organi sociali.

Riservata al Consiglio Direttivo:

(Il socio è presentato da………………………………………………………………………..

Domanda ricevuta in dada ……………………………………………………..

Accettata in data…………………………………..

Non accettata per i seguenti motivi: …………………………………………………..

Iscritto nel libro dei soci con il n ……………………….. .

10) Dimissioni

Al Consiglio Direttivo dell’Associazione …………………………………………….

……………………………………………………

Il sottoscritto ……………………………………………………………………..

socio dell’Associazione ………………………………………………………..

in data odierna si dimette per motivi di studio, personali e di lavoro.

AugurandoVi il raggiungimento dei fini statutari dichiara di non aver alcuna

pendenza con l’Associazione e di non aver nulla a pretendere da essa.

………………………………li …………../…………./………… Ogni cordialità.

(il socio) .. …………….

Dimissioni presentate dal socio …………………………….in data……………………………

Dimissioni accettate in data . …………………………..

Cancellato dal libro dei soci in data …………………………..

11) Domanda di contributo

Assessore alla Cultura, turismo e spettacolo del

Comune di : …………………………………………………………….

Oggetto: Domanda contributo per l’attività ordinaria dell’Associazione ………..

Il sottoscritto……………………………………………… nato a ………………………….

via ……………. …………………..

residente a ….. …………………………………. Codice fiscale…………………………….

Presidente pro- tempore dell’Associazione. e legale rappresentante

chiede

la concessione di un contributo per il finanziamento dell’attività per l’anno …………….
.

Allega a tal fine:

* Atto costitutivo e statuto dell’Associazione

* Relazione dell’attività svolta

* Programma di massima dell’attività per l’anno …………..

* Bilancio consuntivo riferito all’anno

* Preventivo di spesa per l’attività dell’anno …………………

* Dichiarazione ai fini della non soggezione alla ritenuta del 4%.

* Dichiarazione antimafia

* Verbale di assemblea da cui risulta la legale rappresentanza

Fornisce i seguenti dati dell’Associazione:

* sede sociale e recapito postale . ………………………………………..

* recapiti telefonici ………………. :

* numero di’ c/c bancario o postale ………………………………

* numero di codice fiscale

……………………li………/………/………… (Il presidente)

12) Contributo di un Ente pubblico erogato a sostegno delle finalità istituzionali

copertura dei costi sostenuti da una assoc.che non svolge attività commerciale

Associazione ………………….

via……………………………….. Città………………………….

Codice fiscale .. …………………

Spett.le Amministrazione………………………………………………………………….

Oggetto: Ricevuta

Il sottoscritto………………………………………………………… in qualità di presidente

e legale rappresentante dell’Associazione culturale ………………………………………

dichiara

di aver ricevuto da la somma di €……………… erogata a sostegno delle finalità

istituzionali e copertura dei costi sostenuti.

(vedi documentazione allegata)

Dichiara di essere esente dalla ritenuta d’acconto del 4% prevista Ball àrt.28 del
DPR 600/73.

Il;presidente – legale rappresentante (dati anagrafici – codice fiscale)

13) Dichiarazione anti-mafia

(Dichiarazione ai sensi dell’art. l Osexies, comma 9, della Legge 31 maggio 1965,
n. 575)(art. 7, Legge 19.3.1990, n.55)

Il sottoscritto ………………………………………………………………………………….

nato a…………………………………………….. il………………………….

e residente a…………………………………………………

in via ………………………………….codice fiscale……………………………………

……………………………………………………..

in qualità di Presidente dell’Associazione …………………………………………………

consapevole delle sanzioni in cui incorre in caso di mendace dichiarazione

dichiara

a) di non essere stato sottoposto a misure di prevenzione e di non essere a

conoscenza di procedimenti in corso per l’applicazione di misure di prevenzione

nei suoi con fronti

b) che le persone con le quali ha convissuto negli ultimi 5 anni non sono state

sotto poste a misure di prevenzione nè è a conoscenza di procedimenti in corso

per l’appli cazione di misure di prevenzione nei loro confronti

c) che non sussistono le condizioni per l’applicazione nei confronti suoi e delle
perso ne sopra indicate di una delle misure di prevenzione di cui all’art. 3 legge
27/12/1956 n. 1423 nè dei provvedimenti indicati nel secondo e terzo comma
dell’art 10 e degli articoli 10 ter quater legge 31/5/1982 n. 575, come modificata
cori legge 13/9/1982 n. 646 e con legge 19/3/1990’ri 55

in fede (firma autenticata)

14) Dichiarazione di esonero dalla ritenuta di acconto art.28 comma 2 DPR 600/73

Il sottoscritto …………………………………………………………………………………….

in qualità di presidente dell’Associazione ……………………………………………………

dichiara che il contributo richiesto è finalizzato esclusivamente al finanziamento
dell’attività istituzionale dell’associazione e pertanto non è soggetto alla ritenuta
d’acconto del 4% di cui all’art 28, comma 2, del DPR n. 600/73 conformemente a
quanto chiarito dal Ministero delle Finanze con circolare n. 11/606 del 25 agosto
1989 e n. l1/ 803 del 10 agosto 1990 e I S marzo 1991 n. 8.135718.
(Ai sensi dell’art 16 comma 1 del D.Lgs. 460/97 tale esonero vige nei confronti delle
ONLUS (Circolare Ministero delle Finanze 168/E del 26 giugno 1998)

………………….li……../……./….. (Il presidente)

15) Contributo liberale erogato da privato a sostegno delle finalità istituzionali di
un’associazione non commerciale

Associazione . … ………………………………..

Codice fiscale.:._….:….:….:……………………

Spett.le……………………………… ………………

Oggetto: Dichiarazione di quietanza n ………. del………..

Il sottoscritto in qualità di presidente e legale rappresentante dell’Associazione

culturale ……………………………….

dichiara

di ricevere la somma di €……… . (……………………………………………….. )

a titolo di liberale contributo a sostegno delle finalità statutarie e a copertura
dei costi sostenuti.

Dichiara, altresì, di essere soggetto esonerato dall’emissione di fattura ai sensi
dell’art 74 del DPR n. 633/72 e successive modificazioni.

In fede

Il presidente – legale rappresentante ( dati anagrafici – codice fiscale)

Associazione …………… Codice fiscale ………….

Oggetto: Dichiarazione di quietanza n . del Il sottoscritto in qualità di presidente

e legale rappresentante dell’Associazioneculturale…………………………………………..

……………………………….. Spett.le …………………… di ricevere la somma di

� . ( ) a titolo di liberale contributo per la gratuita partecipazione dei soci alla

manifestazione tenutasi a ………………………: : il………………………………

organizzata da…………………………………………………..

dichiara

La suddetta partecipazione occasionale non risulta? inclusa?nel campo di?
applicabilità dell’ IVA,per mancanza di abitualità richiesta dall’art art 5 del
DPR 633/72 e quindi per mancanza del requisito oggettivo per l’imponibilità stessa.
Dichiara, altresì, di essere soggetto esonerato dall’emissione di fattura ai sensi del?
74 del DPR n. 633/72 e successive modificazioni. Dichiara, inoltre, che l’Associazione
è dotata del prescritto certificato (provvisorio annuale) di agibilità ENPALS n . ……..

In fede Il presidente legale rappresentante

(dati anagrafici – codice fiscale)

(Applicare marca da bollo da € se il contributo supera le € 75.00) .

16) Ricevuta per un contributo pubblico ricevuto a sostegno delle attività istituzionali
di un’associazione non commerciale

Gent.mo Sig. Sindaco del Comune di ….. ……………………………..

Il sottoscritto ……………………………………………….nato a ……………………………
il……………………………………..

residente a……………………………………..via……………………

Codice Fiscale………………………………………………..

in qualità del Presidente e legale rappresentante dell’Associazione ………………………..

………………………………….

riceve la somma di €……………. .:( …………………) erogata da codesto Ente .

Pubblico .all’Associazione a titolo di contributo destinato esclusivamente alla

realizzazione delle finalità istituzionali previste dallo statuto.

Si precisa che detta erogazione di denaro non è stata fatta in dipendenza di cessioni
di beni o prestazioni di servizi ne a fronte di uno specifico obbligo di fare, di non fare
o di permettere e, pertanto, non è soggetta ad IVA ai sensi degli art. 2 ? 3? 4 del
DPR n. 633 del 1972 e successive modificazioni ed integrazioni per mancanza dl
presupposto oggettivo. (Risoluzione Ministeriale 8 ottobre 1973 n. 523024 e
24 aprile 1974 n. 500680)

Il sottoscritto dichiara, infine, che l’Associazione è esente dalla ritenuta d’acconto
del 4% prevista dall’art.28 del DPR 600/73.

In fede (Il presidente)

Allega:

Fotocopia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto

Verbale dell’Assemblea dei soci da cui risulti la legale rappresentanza e la presidenza
pro- tempore. Fotocopia della sua carta di identità e del suo codice fiscale.
(Applicare marca da bollo se la somma è pari o superiore a € 75,00)

17) Concessione di liberalità a favore di un’Associazione da parte di un Privato

Oggetto:. Concessione di .contributo liberale per i fini istituzionali

dell’Associazione…………………………………..

Egregio sig presidente, ………………… . facendo seguito alla Vs richiesta

del …………………………avente ad oggetto ……………………….

ho il piacere di confermarvi che la nostra società ha deciso di accordare alla

Associazione …………………………………….un contributo di € : (……………… )

Il contributo viene erogato al solo scopo di finanziare e agevolare le vostre
attività a favore della promozione culturale con conseguente esclusione di qualsiasi
obbligo da parte vostra nei nostri confronti.

(Ditta)

……………………li………../……/……….

18) Ricevuta per sponsorizzazione occasionale

(da utilizzare nei casi in cui una associazione non commerciale riceva una
occasionale sponsorizzazione da un privato)

L’Associazione……….. ………………………………..

riceve la somma di €……………………………………

dalla Ditta ………………………………………………..

per l’ occasionale sponsorizzazione nel corso della

iniziativa…………………………………………………………………….

Si dichiara che l’ associazione non è soggetto .1 VA ai seriai dell’ art 4, del
DPR 633/72 è non e quindi non è soggetta all’obbligo di emissione di fattura.

Vedi anche Circolare Ministero delle Finanze,18/360068 del 22 maggio 1978

(Il presidente)

……………………li…………/……../………. (Applicare marca da bollo da
�. 2.500 se la somma è pari o superiore a € 75,00) Nota: Le somme percepite,
ancorchè irrilevanti ai fini dell’IVA, sono da considerarsi imponibili per le
Imposte Dirette e dovranno, pertanto, essere dichiarate in sede di compilazione
del mod 760 tra i “redditi diversi”.

19) Comunicazione per opzione per la legge 398/91 (in carta semplice)

Alla Sede ,SIAE di ………………………………………….

Og g e t t o : Opzione ai sensi e per gli effetti della Legge 16 dicembre 1991 n.398

Il sottoscritto …………………………………………………………………………………., .
in qualità di presidente pro tempore dell’Associazione

denominata ……………………………………………………………………………………………..

con sede in via …………………………………………… n.,

partita IVA . ……………………………….

dichiara

ai sensi delle Legge 16 dicembre 1991 n. 398, considerato il D.L. 30 dicembre

1991 n. 417_ come corivertito in legge 6 febbraio 1992, art. 9 bis, di optare pèr i
regimi ivi compresi avendone i requisiti.

Spedita il giorno ……………………… a mezzo lettera raccomandata.

………………li……../………./…………..

20) Modello di fattura di associazione per un’attività commerciale accessoria e
strumentale

Fattura n ………… del ……………

Associazione …………………………….Spett.le Sede …………………………..

Partita IVA …………………. via………………………………….. Sede ……………..

via ……………..

Partecipazione dell’Associazione alla manifestazione tenutasi a ………………………

il …………………………….

Organizzata da:………………………………………………..

Contributo riconosciuto per la prestazione rientrante nelle attività commerciali svolte

dall’Associazione in via accessoria e strumentale, comunque, marginale, destinato

al raggiungimento degli scopi sociali

di €………………….più IVA (20%) Totale € ………….

Timbro e firma dell’Ente promotore,

per conferma ed accettazione.. .

saldato il …………………………………

(Per.detta attività i soci partecipanti non riceveranno alcun compenso nè in denaro.
Eventuali rimborsi spese per vitto alloggio e trasporto) saranno corredati della relativa

documentazione)

21) distinta per rimborso spese

Nota spese autorizzate sostenute dal socio … …………………. : ….

in ragione delle attività dell’Associazione ……………………………………………………..

per partecipare all’iniziativa …………………………..del …………….

tenutasi a ………………………………………………..

Spese di viaggio e trasferimento:

Auto propria Km…………… per €…………. a Km ………………………..=…………………….

…. Percorso:…………………………………………………………………. ,

Pedaggi autostradali ……………………………………………= €………………………………….

Altro: €……………………………………………………………

Taxi € …………………………………………………………….

Biglietti autolinee, treni, aerei, navi.con.eventuali supplementi: € ……..

Totali spese .di viaggio: €………………………………….

Spese di soggiorno e vitto €……………………

Pernottamenti: €, …………………………………

Totale spese di soggiorno e vitto: € ………………………………….

Totale da liquidarsi: € . ……………………..

. (Documenti giustificativi allegati: ………………………………………………..

………………………….) (scontrini, fatture,carte. carburanti,biglietti )

Firma del socio per ricevuta

22) Modello di iscrizione all’Albo delle Associazioni Comunali art.22 legge
412 del 30/12/1991

Comune di…………………………………………

Il sottoscritto …………………………………..nato a………………………..

il ……………………… residente a…………………… in qualità di Presidente in

nome e per conto dell’Associazione stessa

chiede

l’iscrizione all’albo delle Associazioni chi perseguono scopi compatibili con i fini

istituzionali dell’Ente Comune.

Si forniscono, all’uopo, i seguenti elementi: Denominazione ……………………….

Indirizzo …………………………

Codice Fiscale …………………………. Soci iscritti ………………….

Quota associativa annua.. …… …………………

Recapiti dell’Associazione ……………………………………………………………………….

Recapiti del Presidente, legale rappresentante, …………………………………………….

……………………………………………

Si allega la seguente documentazione (in duplice copia):

Atto costitutivo

Statuto registrato

Relazione dettagliata e calendario delle attività programmate per l’anno ,

con i relativi importi e la data di realizzazione delle singole attività

Bilanciò prevertivo, dell’anno…………. , unitamente al verbale dell’Assemblea

Generale dei soci da cui risulta l’approvazione;

Bilancio consuntivo dell’anno precedente unitamente. .al verbale dell’Assemblea

Generale dei soci da cui ne risulta l’approvazione;

Copia del verbale dell’assemblea Generale dei soci da cui risulta l’elezione degli

Organi Statutari in carica;

Copia del verbale del Consiglio di Amministrazione da cui risulta l’elezione del

Presidente in carica;

Elenco dei Soci.

………………………..li……./……../……….

Il Presidente

23) modello di verbale di assemblea andata deserta

L’anno ……………………….. il giorno ……………………..del mese di ………………..

alle ore .:…………

presso la sede in via ………………………….si è riunita l’Assemblea ordinaria dei soci

dell’Associazione ……………….

Il Presidente, constatato che sono presenti n . …. soci iscritti su un n di……………….,

fa rilevare che pur essendo stata l’Assemblea regolarmente convocata, il numero dei

soci presenti non raggiunge quello richiesto dallo statuto per la validità delle Assemblee

di prima convocazione. Rimanda, pertanto, i convenuti alla riunione per le ore …………

del…………….. per la seconda convocazione e dichiara chiusa la seduta.

II segretario Il Presidente

24) Verbale di assemblea ordinaria

L’anno……………………….. il giorno…………………. del mese di…………..

alle ore………………………….. presso la sede in …………………..

via ………………………….sono presenti n ……… soci su n………………..

è chiamato a presiedere la riunione il sig ……………………. ed a fungere da

segretario il sig………………………. Il Presidente rileva che l’Assemblea è stata

regolarmente convocata a norma di statuto e che il numerò dei presenti supera

quello richiesto per la validità delle Assemblee in convocazione” (prima o seconda)

Dichiara pertanto che l’Assemblea deve considerarsi pienamente regolare e valida ed

invita i soci a discutere e a deliberare sul seguente ordine del giorno: 1)………………….

……………………………………………………………………………

2) ……………………………………………………………………………………………….

3)……………………………………………………………………………………………….

Il Presidente prende la parola, relazionando sul primo punto all’ordine del giorno.

La relazione viene allegata al presente verbale. Si passa ai punti successivi dell’o.d.g.

Alla relazione seguono gli interventi dei soci: …………………………………………………

……………………………………………………………………..

Prende la parola il socio …………………………………………..che………………………….

………………………..

Successivamente l’Assemblea approva ………………………………………….

o delibera …………………………………

(decisioni assunte) (voti favorevoli ……………contrari…………..

astenuti………………… , ) Alle ore non essendoci più argomenti all’o.d.g. e non

avendo altri chiesto la parola, il Presidente dichiara chiusa la seduta.

Il Segretario

25) Verbale di riunione del Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione ……………………………….

si è riunito oggi ……………………………………………

alle ore ………………..presso la sede in via……………………………….

per discutere e deliberare sui seguenti punti all’ordine del giorno:

1)………………………………………………………………..

2)………………………………………………………………..

3)………………………………………………………………..,

Sono presenti i consiglieri ………………………………………………………………………….

……………………………., …………………………………………………………………………..

Il presidente ( o il consigliere) passa all’esame dei punti messi all’ordine del giorno.

(esposizioni di ciascun punto; discussioni; interventi; votazioni) Alle ore……………….

non essendoci altro da deliberare, la riunione del consiglio è sciolta.

Il segretario Il presidente

26) gli enti non commerciali e il non profit

Gli Enti non commerciali sono quelli che non svolgono attività commerciale come
oggetto principale ma si avvalgono, eventualmente, di esse unicamente per
raggiungere i loro scopi ideali. L’inesistenza di finalità lucrative non impedisce
che sia svolta una attività in forma ” economica”. Tutte le risorse finanziarie,
istituzionali e commerciali, debbono però sempre essere destinate al raggiungimento
dei ,: ~ fini sociali senza distribuzione di ” utili”‘ tra i soci. Gli enti non profit possono
realizzare attività considerate fiscalmente ” commerciali” se queste hanno
caratteristiche di “accessorietà e strumentalità” all’attività istituzionale sociale,
ricreativa, culturale, artistica

il DM 25.5.1995 definisce i criteri per l’individuazione delle attività commerciali e
produttive marginali svolte dalle Organizzazioni di volontariato
(art. 8 comma 4 della Legge 77 agosto 1991 n 266).
Sono attività marginali e quindi non commerciali:

1) Le vendite occasionali nelle campagne di sensibilizzazione .

2) La somministrazione di alimenti in occasione di manifestazioni promosse
per i fini istituzionali

3) La vendita di beni con versamenti a titolo di liberali contributi

4) Le prestazioni di servizi in conformità dei fini istituzionali non riconducibili
all’art.111 comma 3 del Testo Unico delle imposte sui redditi Il D.L.G.S. n. 460
del 1997 riordina la disciplina fiscale degli Enti non commerciali ed istituisce le
O.N.L.U.S. (Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale) (vedi) Il D.L.G.S. n. 460
prevede per gli Enti non profit:

– Obblighi in tema di bilanci

– Trasparenza delle Gestioni

– Contributi esterni

Sono Enti non profit:

* Associazioni culturali * Congregazioni * Associazioni religiose
* Enti per la formazione professionale (art. 5 della L. 845/78)
* Associazioni per la Radio diffusione culturale e sociale (art. 7 6 L. 233/90)
* Organizzazioni finalizzate alla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo (L. 49/87)
* Associazioni sportive * Fondazioni * Casse Mutue * Club o Circoli
* IPAB (Istituti di assistenza e beneficenza)
* Associazioni di volontariato (L. 996/70 e L. 833/78) * Associazioni sindacali
* Associazioni di categoria * Accademie * Enti Pubblici (Comuni, Regioni e Province)
* Consorzi Pubblici * Pro Loco * Comitati

La caratteristica comune di questi Enti è quella di non svolgere o di svolgere solo
occasionalmente una attività commerciale cioè di impresa. L’art 2082 del
Codice Civile definisce come “impresa ” l’attività economica organizzata per la
produzione e/ o lo scambio di merci e servizi.

Perchè ci sia attività di impresa occorre che:

– sia messa in atto una attività -economia

– l’attività sia -svolta per il mercato

– l’attività abbia uno scopo di lucro
– l’attività sia organizzata e coordinata
– sia presente il ” rischio” di impresa
La Risoluzione ministeriale n. 350294 del 30 marzo 1989 chiarisce che “vi è.
attività commerciale qualora essa venga svolta con ” abitualità” e, pertanto,
in caso di associazioni o enti non commerciali occorre stabilire se le attivit
abbiano queste caratteristiche oppure se vengono svolte solo occasionalmente”.
Le prestazioni di servizi, rese in conformità delle finalità istituzionali dell’Ente,
senza specifica organizzazione e verso corrispettivi che non eccedono i costi di
imputazione (le spese) sono quindi da considerare “non commerciali”.
La norma può applicarsi a quelle associazioni culturali o bande musicali che
ricevono compensi limitati ma non a quanti pongono in essere un’ organizzazione
per la prestazione di servizi. Le finalità degli Enti non profit sono regolamentati
dallo statuto e sono di tipo ideale nei campi più vari.
Il Ministero delle Finanze definisce non commerciale un ente che:
– tra le attività primarie non sono contemplate quelle commerciali
– le eventuali attività commerciali previste o esercitate sono sussidiarie o
strumentali rispetto alle primarie
– le attività commerciali non sono prevalenti su quelle primarie
(Appartengono alle non profit anche le coop sociali (L. 381/ 91), finalizzate alla
promozione umana e all’integrazione sociale, che hanno una attività commerciale
organizzata ma il cui statuto e lo svolgimento di tali attività le fanno rientrare tra
gli enti non commerciali. Esse sono, infatti, rivolte agli anziani, ai disabili, ai drogati,
ai carcerati che vengono coinvolti nel ciclo produttivo)
Gli enti non ? profit possono indirizzare le ,proprie attività nei confronti dei soci
(Associazioni – Circoli- Società sportive…) o nei confronti di terzi
(IPAB – Fondazioni Enti religiosi – Associazioni di volontariato – coop sociali
(Legge 381 del 1991) ? Fondazioni bancarie (banche etiche)

27) La fiscalizzazione delle associazioni

Gli amministratori eletti di un ente non commerciale senza scopi di lucro, che si
limita a svolgere unicamente una attività istituzionale, terranno una contabilit
interna per rendicontare ai soci la gestione dell’Associazione. Gli amministratori
provvederanno, altresì, a preparare un piano finanziario preventivo per 1e attivit
dell’ anno successivo. Gli enti non commerciali che svolgono soltanto occasionalmente
una attività commerciale non sono tenuti ad alcuna formalità, non sussistendo
il requisito della professionalità abituale che è presupposto di esercizio di impresa;
in ogni caso, i proventi di natura commerciale, seppure percepiti occasionalmente,
dovranno essere dichiarati ai fini delle imposte sui redditi (IRPEG) quali
“redditi diversi” (art. 81, comma 1, lett i, DPR 917/86).

Le associazioni che non abbiano dipendenti n collaboratori ai quali erogano stipendi
o corrispettivi sono, altresì, esonerate dagli obblighi contabili – fiscali. L’ associazione
che svolge unicamente attività istituzionale si doterà, quindi, del solo codice fiscale;
richiederà la partita IVA in caso di attività commerciale svolta in via accessoria,
secondaria e strumentale (es. prestazioni di servizi resi a terzi, sponsorizzazioni )

è opportuno. comunque. che le Associazioni conservino i documenti giutificativi i
libri cassa, i libri dei verbali per una corretta e trasparente amministrazione.

Le associazioni, se non esercitano principalmente attività commerciali, sono soggette
a tassazione secondo le regole stabilite dagli art. 108 ? 111 del
Testo Unico delle imposte dirette. (DPR 22.12.1986 n. 917).

Ai fini fiscali ,come previsto dall’ art. 87, comma 4, DPR 917/ 86: 1′ oggetto
esclusivo o principale dell’ente residente è determinato, in base alla legge,
I ? all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o
scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto principale si intende
1′ attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati
dalla legge, dall’atto costitutivo e dallo statuto

(modificazioni apportate dal DLGS 460/97). Con decorrenza dal 1.1.1998
(art. 5 DLGS 460/97)) sono state introdotti nuovi requisiti statutari per le
associazioni non riconosciute che vogliano usufruire delle agevolazioni
previste per gli enti non commerciali. Nello statuto, infatti, dovranno essere
necessariamente inserite le seguenti clausole:

-divieto di distribuzione di utili

-obbligo di devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento

-disciplina uniforme del diritto di voto

– obbligo di redigere un rendiconto economico

-sovranità dell assemblea

– intrasmissibilità dei contributi associativi

Diverse risoluzioni ministeriali hanno chiarito e stabilito, in concreto, la commerciabilit
dell’attività svolta da associazioni in relazione alla corrispettività delle operazioni o
della natura tributaria dell’entrata mala precisa determinazione rimane controversa.
La legge n.537 del 24 dicembre 1993 ha, inoltre, apportato delle significative
modificazioni alle discipline fiscali delle associazioni culturali.
(art. 171 del DPR 917186 a art. 4 del DPR 633/92) d~

Sono da considerarsi attività istituzionali, svolte in via prevalente e/o esclusiva,
e quindi non commerciali:

-le quote associative (tessere)

– le quote di iscrizione a corsi riservati ai soci (quando i corsi siano organizzati in
confornità alle attività istituzionali)

– i contributi erogati dagli enti pubblici a copertura dei costi del l’associazione per lo
sviluppo delle finalità espresse dallo statuto e i contributi a sostegno delle
finalità statutarie

– i liberali contributi erogati da privati a sostegno delle finalità delle associazioni
(sono da considerarsi “liberalità” le somme erogate da privati alle associazioni
effettuate senza nessuna pretesa di contropartita da parte della beneficiaria.

Tali somme sono da ricondurre ai negozi unilaterali con contratti di donazione.
Qualora, invece, tali somme siano state erogate a titolo di “corrispettivo”,
a fronte di precisi impegni pubblicitari, sono da ricondurre a negozi bilaterali e
quindi commerciali ” (vedi nella Guida”sponsorizzazioni”);

– i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche per lo svolgimento
convenzionato o in regime di accreditamento di attività aventi finalità sociali
esercitate in conformità alle finalità istituzionali

– i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche occasionali effettuate in
concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione

– le vendite anche a terzi di proprie pubblicazioni prevalentemente cedute ai soci
(comma 3, art. 111 TUIR e art. 4 DPR 633/72)

Sono da considerarsi, invece, attività commerciali (art. 4, comma 5 DPR 633/72):

– la cessione di beni nuovi prodotti per la vendita

– la gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale la gestione di spazi
ed impianti pubblici, spacci aziendali, mense con somministrazione di pasti

-l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici e le prestazioni alberghiere

-la pubblicità commerciale e le sponsorizzazioni non episodiche

-i contributi e le quote supplementari versati dai soci in relazione a prestazioni
aggiuntive non conformi alle attività istituzionali

– le prestazioni di servizi resi ad Enti Pubblici o privati

– l’ organizzazione di spettacoli e manifestazioni che comportino un biglietto di ingresso.

(I versamenti dei soci per la partecipazione a concerti non costituiscono reddito per
l’ associazione.

L’ organizzazione di concerti, infatti, costituisce prestazione di servizi effettuata in
conformità alle finalità istituzionali a favore dei soci. (DPR 917/86) Il pagamento
di biglietti, invece, da parte di non soci produce per l’ Associazione organizza
reddito d’impresa. Organizzare concerti e spettacoli dietro compenso è quindi
con attività commerciale se però queste prestazioni sono svolte in conformit
alle finalità istituzionali senza specifica organizzazione e con pagamento di
corrispettivi clic non eccedano i costi di diretta imputazione 1′ art. 708 del
DPR 917/86 esclude il carattere commerciale alla attività svolta con il relativo
esonero degli obblighi fiscali)

Le Associazioni che intendono svolgere anche attività di carattere commerciale
devono , entro 30 giorni, richiedere

all’ Ufficio IVA tramite il mod AA7/6 di inizio di

attività , 1’attribuzione di un numero di partita IVA Esso è unico per tutte le
attività commerciali dell’ associazione e sarà sempre usato sulle Fatture emesse,
sulla distinta della SIAE, sulla carta intestata, ecc. il codice da indicare nei modelli
di inizio di attività è quello relative) all’ attività svolta in maniera prevalente.

Ic.s. 91 33.0 altre attività ricreative

Spesso una associazione culturale, che non svolge attività commerciale in maniera
primaria o esclusiva, organizza corsi (di canto, di danza, di musica…) riservati ai
soci e richiede quote aggiuntive oltre la tessera sociale. Qualora l’ organizzazione
di tali corsi rientri tra le finalità istituzionali dell’associazione non si considerano
commerciali le attività svolte in diretta attivazione degli scopi istituzionali,
effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti dei soci.
Il beneficio opera a condizione che le associazioni abbiano modificato lo
statuto in conformità con quanto previsto dall’ art. 4 ? quinquies –
dell’ art. 1 1 1 del TUIR (conte modificato dall’ art. 5 del DLGS 460/97).
Se ricorrono tutti questi elementi, i corsi non costituiscono attività commerciale e,
dunque, l’associazione, dovrà rilasciare ai propri associati, a fronte del pagamento
delle quote, una semplice ricevuta a titolo di quietanza.

(da associazionismo nella cultura e nello spettacolo)

inizio pagina

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Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460
“Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale”

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 1998 – Supplemento Ordinario n. 1

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l’articolo 3, commi 186, 187, 188, 189 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante delega al Governo per la disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 4 luglio 1997;

Visto l’articolo 3, comma 1, della legge 31 luglio 1997, n. 259, che ha fissato alla data del 30 novembre 1997 il termine per l’esercizio delle deleghe legislative recate dal citato articolo della legge n. 662 del 1996;

Vista la deliberazione del Presidente del Senato della Repubblica, d’intesa col Presidente della Camera dei deputati, adottata ai sensi dell’articolo 3, comma 15, della citata legge n. 662 del 1996, recante proroga di venti giorni del termine per l’espressione del parere da parte della Commissione parlamentare istituita a norma dell’articolo 3, comma 13, della medesima legge n. 662 del 1996;

Acquisito il parere della summenzionata Commissione parlamentare;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 14 novembre 1997;

Sulla proposta del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro e del bilancio e della programmazione economica;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Sezione I
Modifiche alla disciplina degli enti non commerciali in materia di imposte sul reddito e di imposta sul valore aggiunto

.
Art. 1.
Qualificazione degli enti e determinazione dei criteri per individuarne l’oggetto esclusivo o principale di attivita’.

1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, all’articolo 87, il comma 4 e’ sostituito dai seguenti:
“4. L’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente e’ determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto principale si intende l’attivita’ essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.
4-bis. In mancanza dell’atto costitutivo o dello statuto nelle predette forme, l’oggetto principale dell’ente residente e’ determinato in base all’attivita’ effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale disposizione si applica in ogni caso agli enti non residenti.”.

Art. 2.
Occasionali raccolte pubbliche di fondi e contributi per lo svolgimento convenzionato di attivita’

1. Nell’articolo 108, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente il reddito complessivo degli enti non commerciali, dopo il comma 2, e’ aggiunto, in fine, il seguente:
“2-bis. Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 87:
a) i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
b) i contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all’articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall’articolo 9, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, di attivita’ aventi finalita’ sociali esercitate in conformita’ ai fini istituzionali degli enti stessi.”.

2. Le attivita’ indicate nell’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal comma 1, fermo restando il regime di esclusione dall’imposta sul valore aggiunto, sono esenti da ogni altro tributo.

3. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, possono essere stabiliti condizioni e limiti affinche’ l’esercizio delle attivita’ di cui all’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, possa considerarsi occasionale.

Art. 3.
Determinazione dei redditi e contabilita’ separata

1. All’articolo 109 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente la determinazione dei redditi degli enti non commerciali, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:
“2. Per l’attivita’ commerciale esercitata gli enti non commerciali hanno l’obbligo di tenere la contabilita’ separata.
3. Per l’individuazione dei beni relativi all’impresa si applicano le disposizioni di cui all’articolo 77, commi 1 e 3-bis.
3-bis. Le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attivita’ commerciali e di altre attivita’, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi; per gli immobili utilizzati promiscuamente e’ deducibile la rendita catastale o il canone di locazione anche finanziaria per la parte del loro ammontare che corrisponde al predetto rapporto.”;

b) il comma 4-bis e’ sostituito dal seguente:
“4-bis. Gli enti soggetti alle disposizioni in materia di contabilita’ pubblica sono esonerati dall’obbligo di tenere la contabilita’ separata qualora siano osservate le modalita’ previste per la contabilita’ pubblica obbligatoria tenuta a norma di legge dagli stessi enti.”.

Art. 4.
Regime forfetario di determinazione del reddito

1. Nel testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l’articolo 109 e’ inserito il seguente:
“Art. 109-bis (Regime forfetario degli enti non commerciali). – 1. Fatto salvo quanto previsto, per le associazioni sportive dilettantistiche, dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e, per le associazioni senza scopo di lucro e per le pro-loco, dall’articolo 9-bis del decreto-legge 30 dicembre 1991, n. 417, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1962, n. 66, gli enti non commerciali ammessi alla contabilita’ semplificata ai sensi dell’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d’impresa, applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti nell’esercizio di attivita’ commerciali il coefficiente di redditivita’ corrispondente alla classe di appartenenza secondo la tabella seguente ed aggiungendo l’ammontare dei componenti positivi del reddito di cui agli articoli 54, 55, 56 e 57:
a) attivita’ di prestazioni di servizi:
1) fino a lire 30.000.000, coefficiente 15 per cento;
2) da lire 30.000.001 a lire 360.000.000, coefficiente 25 per cento;
b) altre attivita':
1) fino a lire 50.000.000, coefficiente 10 per cento;
2) da lire 50.000.001 a lire 1.000.000.000, coefficiente 15 per cento.
2. Per i contribuenti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attivita’ il coefficiente si determina con riferimento all’ammontare dei ricavi relativi all’attivita’ prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attivita’ di prestazioni di servizi.
3. Il regime forfetario previsto nel presente articolo si estende di anno in anno qualora i limiti indicati al comma 1 non vengano superati.
4. L’opzione e’ esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale e’ esercitata fino a quando non e’ revocata e comunque per un triennio. La revoca dell’opzione e’ effettuata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa e’ presentata.
5. Gli enti che intraprendono l’esercizio d’impresa commerciale esercitano l’opzione nella dichiarazione da presentare ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni.”.

Art. 5.
Enti di tipo associativo

1. All’articolo 111 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, concernente l’attivita’ svolta dagli enti di tipo associativo, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
“3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attivita’ svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attivita’ e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonche’ le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati.”;

b) dopo il comma 4, sono aggiunti, in fine, i seguenti:
“4-bis. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita’ assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attivita’ istituzionale, da bar ed esercizi similari e l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempreche’ le predette attivita’ siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3.
4-ter. L’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici di cui al comma 4-bis non e’ considerata commerciale anche se effettuata da associazioni politiche, sindacali e di categoria, nonche’ da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, sempreche’ sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3.
4-quater. Per le organizzazioni sindacali e di categoria non si considerano effettuate nell’esercizio di attivita’ commerciali le cessioni delle pubblicazioni, anche in deroga al limite di cui al comma 3, riguardanti i contratti collettivi di lavoro, nonche’ l’assistenza prestata prevalentemente agli iscritti, associati o partecipanti in materia di applicazione degli stessi contratti e di legislazione sul lavoro, effettuate verso pagamento di corrispettivi che in entrambi i casi non eccedano i costi di diretta imputazione.
4-quinquies. Le disposizioni di cui ai commi 3, 4-bis, 4-ter e 4-quater si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:
a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonche’ fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;
b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalita’ analoghe o ai fini di pubblica utilita’, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalita’ associative volte a garantire l’effettivita’ del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneita’ della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’eta’ il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione;
d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;
e) eleggibilita’ libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, secondo comma, del codice civile, sovranita’ dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicita’ delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti;
f) intrasmissibilita’ della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilita’ della stessa.
4-sexies. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 4-quinquies non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonche’ alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.”.

2. Nell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, relativo all’esercizio di imprese ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel quarto comma, secondo periodo, relativo al trattamento di talune cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate da enti di tipo associativo, le parole: “e sportive” sono sostituite dalle seguenti: “sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona”; nello stesso comma, il terzo periodo e’ soppresso;
b) nel quinto comma, lettera a), relativo al trattamento delle pubblicazioni curate da enti di tipo associativo, le parole: “e sportive” sono sostituite dalle seguenti: “sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona”;
c) dopo il quinto comma, sono aggiunti, in fine, i seguenti:
“Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita’ assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considera commerciale, anche se effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attivita’ istituzionale, da bar ed esercizi similari, sempreche’ tale attivita’ sia strettamente complementare a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel secondo periodo del quarto comma.

Le disposizioni di cui ai commi quarto, secondo periodo, e sesto si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:
a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonche’ fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;
b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalita’ analoghe o ai fini di pubblica utilita’, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalita’ associative volte a garantire l’effettivita’ del rapporto medesimo, escludendo espressamente ogni limitazione in funzione della temporaneita’ della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’eta’ il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione;
d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;
e) eleggibilita’ libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, secondo comma, del codice civile, sovranita’ dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicita’ delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti;
f) intrasmissibilita’ della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilita’ della stessa.
Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del settimo comma non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonche’ alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.”.

3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le associazioni costituite prima della predetta data predispongono o adeguano il proprio statuto, ai sensi dell’articolo 111, comma 4-quinquies, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal comma 1, lettera b), ed ai sensi dell’articolo 4, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, come modificato dal comma 2, lettera b).

4. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, il termine di cui al comma 3 e’ di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 6.
Perdita della qualifica di ente non commerciale

1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l’articolo 111, e’ inserito il seguente:
“Art. 111-bis (Perdita della qualifica di ente non commerciale). – 1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attivita’ commerciale per un intero periodo d’imposta.
2. Ai fini della qualificazione commerciale dell’ente si tiene conto anche dei seguenti parametri:
a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attivita’ commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attivita';
b) prevalenza dei ricavi derivanti da attivita’ commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attivita’ istituzionali;
c) prevalenza dei redditi derivanti da attivita’ commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalita’ e le quote associative;
d) prevalenza delle componenti negative inerenti all’attivita’ commerciale rispetto alle restanti spese.
3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d’imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l’obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell’ente nell’inventario di cui all’articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L’iscrizione nell’inventario deve essere effettuata entro sessanta giorni dall’inizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili.”.

2. Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, all’articolo 4, dopo l’ultimo comma, e’ aggiunto il seguente:

“Le disposizioni sulla perdita della qualifica di ente non commerciale di cui all’articolo 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si applicano anche ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.”.

Art. 7.
Enti non commerciali non residenti

1. All’articolo 114 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, riguardante gli enti non commerciali non residenti nel territorio dello Stato, nel comma 2, le parole: “senza tenerne contabilita’ separata si applicano le disposizioni dei commi 2 e 3 dell’articolo 109″ sono sostituite dalle seguenti: “si applicano le disposizioni dei commi 2, 3 e 3-bis dell’articolo 109″.

Art. 8.
Scritture contabili degli enti non commerciali

1. Nell’articolo 20 decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, riguardante le scritture contabili degli enti non commerciali, dopo il primo comma, sono aggiunti, in fine, i seguenti:
“Indipendentemente alla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto tenuto e conservato ai sensi dell’articolo 22, dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Gli enti soggetti alla determinazione forfetaria del reddito ai sensi del comma 1 dell’articolo 109-bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che abbiano conseguito nell’anno solare precedente ricavi non superiori a lire 30 milioni, relativamente alle attivita’ di prestazione di servizi, ovvero a lire 50 milioni negli altri casi, assolvono gli obblighi contabili di cui all’articolo 18, secondo le disposizioni di cui al comma 166 dell’articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662.”.

Art. 9.
Agevolazioni temporanee per il trasferimento di beni patrimoniali

1. Il trasferimento a titolo gratuito di aziende o beni a favore di enti non commerciali, con atto sottoposto a registrazione entro il 30 settembre 1998, e’ esente dalle imposte sulle successioni e donazioni, ipotecaria e catastale, sull’incremento di valore degli immobili e relativa imposta sostitutiva, non da’ luogo, ai fini delle imposte sui redditi, a realizzo o a distribuzione di plusvalenze e minusvalenze, comprese quelle relative alle rimanenze e compreso il valore di avviamento, ne’ costituisce presupposto per la tassazione di sopravvenienze attive nei confronti dell’ente cessionario, a condizione che l’ente dichiari nell’atto che intende utilizzare direttamente i beni per lo svolgimento della propria attivita’. Qualora il trasferimento abbia a oggetto l’unica azienda dell’imprenditore cedente, questi ha l’obbligo di affrancare le riserve o fondi in sospensione d’imposta eventualmente costituiti in precedenza previo pagamento di un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche ovvero dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell’imposta locale sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto pari al 25 per cento, secondo le modalita’ determinate con decreto del Ministro delle finanze. Per i saldi attivi di rivalutazione costituiti ai sensi delle leggi 29 dicembre 1990, n. 408, e 30 dicembre 1991, n. 413, recanti disposizioni tributarie per la rivalutazione dei beni, lo smobilizzo di riserve e di fondi e per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, l’imposta sostitutiva e’ stabilita con l’aliquota del 10 per cento e non spetta il credito d’imposta previsto dall’articolo 4, comma 5, della predetta legge n. 408 del 1990 e dall’articolo 26, comma 5, della predetta legge n. 413 del 1991; le riserve e i fondi indicati nelle lettere b) e c) del comma 7 dell’articolo 105 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono assoggettati ad imposta sostitutiva della maggiorazione di conguaglio con l’aliquota, rispettivamente, del 5 per cento e del 10 per cento.

2. L’ente non commerciale che alla data di entrata in vigore del presente decreto utilizzi beni immobili strumentali di cui al primo periodo del comma 2 dell’articolo 40 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, puo’, entro il 30 settembre 1998, optare per l’esclusione dei beni stessi dal patrimonio dell’impresa, mediante il pagamento di una somma a titolo di imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell’imposta locale sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, nella misura del 5 per cento del valore dell’immobile medesimo, determinato con i criteri di cui all’articolo 52, comma 4, del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, nel caso in cui gli stessi provengano dal patrimonio personale, e del 10 per cento nel caso di acquisto in regime di impresa. Per bene proveniente dal patrimonio si intende il bene di proprieta’ dell’ente stesso non acquistato nell’esercizio di impresa indipendentemente dall’anno di acquisizione e dal periodo di tempo intercorso tra l’acquisto e l’utilizzazione nell’impresa.

3. Con decreto del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’ di presentazione della dichiarazione di opzione e di versamento delle imposte sostitutive previste ai commi 1 e 2.

Sezione II
Disposizioni riguardanti le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale

Art. 10.
Organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale

1. Sono organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS) le associazioni, i comitati, le fondazioni, le societa’ cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalita’ giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente:
a) lo svolgimento di attivita’ in uno o piu’ dei seguenti settori:
1) assistenza sociale e socio-sanitaria;
2) assistenza sanitaria;
3) beneficenza;
4) istruzione;
5) formazione;
6) sport dilettantistico;
7) tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1 giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409;
8) tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente, con esclusione dell’attivita’, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
9) promozione della cultura e dell’arte;
10) tutela dei diritti civili;
11) ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata ad universita’, enti di ricerca ed altre fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalita’ da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
b) l’esclusivo perseguimento di finalita’ di solidarieta’ sociale;
c) il divieto di svolgere attivita’ diverse da quelle menzionate alla lettera a) ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse;
d) il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonche’ fondi, riserve o capitale durante la vita dell’organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre ONLUS che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura;
e) l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attivita’ istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse;
f) l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale o a fini di pubblica utilita’, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
g) l’obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale;
h) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalita’ associative volte a garantire l’effettivita’ del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneita’ della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’eta’ il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione;
i) l’uso, nella denominazione ed in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione “organizzazione non lucrativa di utilita’ sociale” o dell’acronimo “ONLUS”.

2. Si intende che vengono perseguite finalita’ di solidarieta’ sociale quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi relative alle attivita’ statutarie nei settori dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione, della formazione, dello sport dilettantistico, della promozione della cultura e dell’arte e della tutela dei diritti civili non sono rese nei confronti di soci, associati o partecipanti, nonche’ degli altri soggetti indicati alla lettera a) del comma 6, ma dirette ad arrecare benefici a:
a) persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari;
b) componenti collettivita’ estere, limitatamente agli aiuti umanitari.

3. Le finalita’ di solidarieta’ sociale s’intendono realizzate anche quando tra i beneficiari delle attivita’ statutarie dell’organizzazione vi siano i propri soci, associati o partecipanti o gli altri soggetti indicati alla lettera a) del comma 6, se costoro si trovano nelle condizioni di svantaggio di cui alla lettera a) del comma 2.

4. A prescindere dalle condizioni previste ai commi 2 e 3, si considerano comunque inerenti a finalita’ di solidarieta’ sociale le attivita’ statutarie istituzionali svolte nei settori della assistenza sociale e sociosanitaria, della beneficenza, della tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1 giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, della tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente con esclusione dell’attivita’, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, della ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni, in ambiti e secondo modalita’ da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, nonche’ le attivita’ di promozione della cultura e dell’arte per le quali sono riconosciuti apporti economici da parte dell’amministrazione centrale dello Stato.

5. Si considerano direttamente connesse a quelle istituzionali le attivita’ statutarie di assistenza sanitaria, istruzione, formazione, sport dilettantistico, promozione della cultura e dell’arte e tutela dei diritti civili, di cui ai numeri 2), 4), 5), 6), 9) e 10) del comma 1, lettera a), svolte in assenza delle condizioni previste ai commi 2 e 3, nonche’ le attivita’ accessorie per natura a quelle statutarie istituzionali, in quanto integrative delle stesse. L’esercizio delle attivita’ connesse e’ consentito a condizione che, in ciascun esercizio e nell’ambito di ciascuno dei settori elencati alla lettera a) del comma 1, le stesse non siano prevalenti rispetto a quelle istituzionali e che i relativi proventi non superino il 66 per cento delle spese complessive dell’organizzazione.

6. Si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione:
a) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a soci, associati o partecipanti, ai fondatori, ai componenti gli organi amministrativi e di controllo, a coloro che a qualsiasi titolo operino per l’organizzazione o ne facciano parte, ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore dell’organizzazione, ai loro parenti entro il terzo grado ed ai loro affini entro il secondo grado, nonche’ alle societa’ da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate, effettuate a condizioni piu’ favorevoli in ragione della loro qualita’. Sono fatti salvi, nel caso delle attivita’ svolte nei settori di cui ai numeri 7) e 8) della lettera a) del comma 1, i vantaggi accordati a soci, associati o partecipanti ed ai soggetti che effettuano erogazioni liberali, ed ai loro familiari, aventi significato puramente onorifico e valore economico modico;
b) l’acquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale;
c) la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645, e dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e integrazioni, per il presidente del collegio sindacale delle societa’ per azioni;
d) la corresponsione a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, di interessi passivi, in dipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto;
e) la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche.

7. Le disposizioni di cui alla lettera h) del comma 1 non si applicano alle fondazioni, e quelle di cui alle lettere h) ed i) del medesimo comma 1 non si applicano agli enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese.

8. Sono in ogni caso considerati ONLUS, nel rispetto della loro struttura e delle loro finalita’, gli organismi di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, iscritti nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381. Sono fatte salve le previsioni di maggior favore relative agli organismi di volontariato, alle organizzazioni non governative e alle cooperative sociali di cui, rispettivamente, alle citate leggi n. 266 del 1991, n. 49 del 1987 e n. 381 del 1991.

9. Gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese e le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita’ assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, sono considerati ONLUS limitatamente all’esercizio delle attivita’ elencate alla lettera a) del comma 1; fatta eccezione per la prescrizione di cui alla lettera c) del comma 1, agli stessi enti e associazioni si applicano le disposizioni anche agevolative del presente decreto, a condizione che per tali attivita’ siano tenute separatamente le scritture contabili previste all’articolo 20-bis del decreto del Presidente delle Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dall’articolo 25, comma 1.

10. Non si considerano in ogni caso ONLUS gli enti pubblici, le societa’ commerciali diverse da quelle cooperative, gli enti conferenti di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria.

Art. 11.
Anagrafe delle ONLUS e decadenza dalle agevolazioni

1. E’ istituita presso il Ministero delle finanze l’anagrafe unica delle ONLUS. Fatte salve le disposizioni contemplate nel regolamento di attuazione dell’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, in materia di istituzione del registro delle imprese, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, i soggetti che intraprendono l’esercizio delle attivita’ previste all’articolo 10, ne danno comunicazione entro trenta giorni alla direzione regionale delle entrate del Ministero delle finanze nel cui ambito territoriale si trova il loro domicilio fiscale, in conformita’ ad apposito modello approvato con decreto del Ministro delle finanze. La predetta comunicazione e’ effettuata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto da parte dei soggetti che, alla predetta data, gia’ svolgono le attivita’ previste all’articolo 10. Alla medesima direzione deve essere altresi’ comunicata ogni successiva modifica che comporti la perdita della qualifica di ONLUS.

2. L’effettuazione delle comunicazioni di cui al comma 1 e’ condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni previste dal presente decreto.

3. Con uno o piu’ decreti del Ministro delle finanze da emanarsi, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalita’ di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l’uso della denominazione di ONLUS, nonche’ i casi di decadenza totale o parziale dalle agevolazioni previste dal presente decreto e ogni altra disposizione necessaria per l’attuazione dello stesso.

Art. 12.
Agevolazioni ai fini delle imposte sui redditi

1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo l’articolo 111-bis, introdotto dall’articolo 6, comma 1, del presente decreto, e’ inserito il seguente:
“Art. 111-ter (Organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale). – 1. Per le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS), ad eccezione delle societa’ cooperative, non costituisce esercizio di attivita’ commerciale lo svolgimento delle attivita’ istituzionali nel perseguimento di esclusive finalita’ di solidarieta’ sociale.
2. I proventi derivanti dall’esercizio delle attivita’ direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile.”.

Art. 13.
Erogazioni liberali

1. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 13-bis sono apportate le seguenti modificazioni:
1) nel comma 1, relativo alle detrazioni d’imposta per oneri sostenuti, dopo la lettera i), e’ aggiunta, in fine, la seguente: “i-bis) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS), nonche’ i contributi associativi, per importo non superiore a 2 milioni e 500 mila lire, versati dai soci alle societa’ di mutuo soccorso che operano esclusivamente nei settori di cui all’articolo 1 della legge 15 aprile 1886, n. 3818, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie. La detrazione e’ consentita a condizione che il versamento di tali erogazioni e contributi sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e secondo ulteriori modalita’ idonee a consentire all’Amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono essere stabilite con decreto del Ministro delle finanze da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.”;
2) nel comma 3, relativo alla detrazione proporzionale, in capo ai singoli soci di societa’ semplice, afferente gli oneri sostenuti dalla societa’ medesima, le parole: “Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h) e i)” sono sostituite con le seguenti: “Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), i) ed i-bis)”;
b) nell’articolo 65, comma 2, relativo agli oneri di utilita’ sociale deducibili ai fini della determinazione del reddito d’impresa, dopo la lettera c-quinquies), sono aggiunte, in fine, le seguenti:
“c-sexies) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni o al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato, a favore delle ONLUS;
c-septies) le spese relative all’impiego di lavoratori dipendenti, assunti a tempo indeterminato, utilizzati per prestazioni di servizi erogate a favore di ONLUS, nel limite del cinque per mille dell’ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente, cosi’ come risultano dalla dichiarazione dei redditi.”;
c) nell’articolo 110-bis, comma 1, relativo alle detrazioni d’imposta per oneri sostenuti da enti non commerciali, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) ed i-bis) del comma 1 dell’articolo 13-bis”;
d) nell’articolo 113, comma 2-bis, relativo alle detrazioni d’imposta per oneri sostenuti da societa’ ed enti commerciali non residenti, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) ed i-bis) del comma 1 dell’articolo 13-bis”;
e) nell’articolo 114, comma 1-bis, relativo alle detrazioni d’imposta per oneri sostenuti dagli enti non commerciali non residenti, le parole: “oneri indicati alle lettere a), g), h) e i) del comma 1 dell’articolo 13-bis” sono sostituite dalle seguenti: “oneri indicati alle lettere a), g), h), i) ed i-bis) del comma 1 dell’articolo 13-bis”.

2. Le derrate alimentari e i prodotti farmaceutici, alla cui produzione o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ dell’impresa, che, in alternativa alla usuale eliminazione dal circuito commerciale, vengono ceduti gratuitamente alle ONLUS, non si considerano destinati a finalita’ estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’articolo 53, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

3. I beni alla cui produzione o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ d’impresa diversi da quelli di cui al comma 2, qualora siano ceduti gratuitamente alle ONLUS, non si considerano destinati a finalita’ estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’articolo 53, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. La cessione gratuita di tali beni, per importo corrispondente al costo specifico complessivamente non superiore a 2 milioni di lire, sostenuto per la produzione o l’acquisto, si considera erogazione liberale ai fini del limite di cui all’articolo 65, comma 2, lettera c-sexies), del predetto testo unico.

4. Le disposizioni dei commi 2 e 3 si applicano a condizione che delle singole cessioni sia data preventiva comunicazione, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, al competente ufficio delle entrate e che la ONLUS beneficiaria, in apposita dichiarazione da conservare agli atti dell’impresa cedente, attesti il proprio impegno ad utilizzare direttamente i beni in conformita’ alle finalita’ istituzionali e, a pena di decadenza dei benefici fiscali previsti dal presente decreto, realizzi l’effettivo utilizzo diretto; entro il quindicesimo giorno del mese successivo, il cedente deve annotare nei registri previsti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto ovvero in apposito prospetto, che tiene luogo degli stessi, la qualita’ e la quantita’ dei beni ceduti gratuitamente in ciascun mese. Per le cessioni di beni facilmente deperibili e di modico valore si e’ esonerati dall’obbligo della comunicazione preventiva. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, possono essere stabilite ulteriori condizioni cui subordinare l’applicazione delle richiamate disposizioni.

5. La deducibilita’ dal reddito imponibile delle erogazioni liberali a favore di organizzazioni non governative di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, prevista dall’articolo 10, comma 1, lettera g), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ consentita a condizione che per le medesime erogazioni il soggetto erogante non usufruisca delle detrazioni d’imposta di cui all’articolo 13-bis, comma 1, lettera i-bis), del medesimo testo unico.

6. La deducibilita’ dal reddito imponibile delle erogazioni liberali previste all’articolo 65, comma 2, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ consentita a condizione che per le medesime erogazioni liberali il soggetto erogante non usufruisca delle deduzioni previste dalla lettera c-sexies) del medesimo articolo 65, comma 2.

7. La deducibilita’ dal reddito imponibile delle erogazioni liberali previste all’articolo 114, comma 2-bis, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ consentita a condizione che per le medesime erogazioni liberali il soggetto erogante non usufruisca delle detrazioni d’imposta previste dal comma 1-bis, del medesimo articolo 114.

Art. 14.
Disposizioni relative all’imposta sul valore aggiunto

1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante la disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell’articolo 3, terzo comma, primo periodo, relativo alla individuazione dei soggetti beneficiari di operazioni di divulgazione pubblicitaria che non sono considerate prestazioni di servizi, dopo le parole: “solidarieta’ sociale,” sono inserite le seguenti: “nonche’ delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS),”;
b) all’articolo 10, primo comma, relativo alle operazioni esenti dall’imposta, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) nel numero 12), dopo le parole: “studio o ricerca scientifica” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “e alle ONLUS”;
2) nel numero 15), dopo le parole: “effettuate da imprese autorizzate” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “e da ONLUS”;
3) nel numero 19), dopo le parole: “societa’ di mutuo soccorso con personalita’ giuridica” sono inserite le seguenti: “e da ONLUS”;
4) nel numero 20), dopo le parole: “rese da istituti o scuole riconosciute da pubbliche amministrazioni” sono inserite le seguenti: “e da ONLUS”;
5) nel numero 27-ter), dopo le parole: “o da enti aventi finalita’ di assistenza sociale” sono inserite le seguenti: “e da ONLUS”;
c) nell’articolo 19-ter, relativo alla detrazione per gli enti non commerciali, nel secondo comma, le parole: “di cui all’articolo 20″ sono sostituite dalle seguenti: “di cui agli articoli 20 e 20-bis”.

Art. 15.
Certificazione dei corrispettivi ai fini dell’imposta sul valore aggiunto

1. Fermi restando gli obblighi previsti dal titolo secondo del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le ONLUS, limitatamente alle operazioni riconducibili alle attivita’ istituzionali, non sono soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante ricevuta o scontrino fiscale.

Art. 16.
Disposizioni in materia di ritenute alla fonte

1. Sui contributi corrisposti alle ONLUS dagli enti pubblici non si applica la ritenuta di cui all’articolo 28, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

2. Sui redditi di capitale di cui all’articolo 41 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, corrisposti alle ONLUS, le ritenute alla fonte sono effettuate a titolo di imposta e non si applica l’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 1 aprile 1996, n. 239, recante modificazioni al regime fiscale degli interessi, premi e altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati.

Art. 17.
Esenzioni dall’imposta di bollo

1. Nella Tabella allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, relativa agli atti, documenti e registri esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto, dopo l’articolo 27, e’ aggiunto, in fine, il seguente:
“Art. 27-bis – 1. Atti, documenti, istanze, contratti, nonche’ copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS).”.

Art. 18.
Esenzioni dalle tasse sulle concessioni governative

1. Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, recante disciplina delle tasse sulle concessioni governative, dopo l’articolo 13, e’ inserito il seguente:
“Art. 13-bis (Esenzioni). – 1. Gli atti e i provvedimenti concernenti le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS) sono esenti dalle tasse sulle concessioni governative.”.

Art. 19.
Esenzioni dall’imposta sulle successioni e donazioni

1. Nell’articolo 3, comma 1, del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, relativo ai trasferimenti non soggetti all’imposta, dopo le parole: “altre finalita’ di pubblica utilita'” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “, nonche’ quelli a favore delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS)”.

Art. 20.
Esenzioni dall’imposta sull’incremento di valore degli immobili e dalla relativa imposta sostitutiva

1. Nell’articolo 25, primo comma, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643, recante disciplina dell’imposta sull’incremento di valore degli immobili, relativo all’esenzione dall’imposta degli incrementi di valore di immobili acquistati a titolo gratuito, dopo le parole: “pubblica utilita'”, sono inserite le seguenti: “, nonche’ da organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS)”.

2. L’imposta sostitutiva di quella comunale sull’incremento di valore degli immobili di cui all’articolo 11, comma 3, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, non e’ dovuta dalle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale.

Art. 21.
Esenzioni in materia di tributi locali

1. I comuni, le province, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono deliberare nei confronti delle ONLUS la riduzione o l’esenzione dal pagamento dei tributi di loro pertinenza e dai connessi adempimenti.

Art. 22.
Agevolazioni in materia di imposta di registro

1. Alla tariffa, parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell’articolo 1, concernente il trattamento degli atti traslativi a titolo oneroso della proprieta’ di beni immobili e degli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, dopo il settimo periodo, e’ aggiunto, in fine, il seguente: “Se il trasferimento avviene a favore di organizzazione non lucrativa di utilita’ sociale (ONLUS) ove ricorrano le condizioni di cui alla nota II-quater): lire 250.000.”; nel medesimo articolo, dopo la nota II-ter), e’ aggiunta, in fine, la seguente: “II-quater). A condizione che la ONLUS dichiari nell’atto che intende utilizzare direttamente i beni per lo svolgimento della propria attivita’ e che realizzi l’effettivo utilizzo diretto entro 2 anni dall’acquisto. In caso di dichiarazione mendace o di mancata effettiva utilizzazione per lo svolgimento della propria attivita’ e’ dovuta l’imposta nella misura ordinaria nonche’ una sanzione amministrativa pari al 30 per cento della stessa imposta.”;
b) dopo l’articolo 11 e’ aggiunto, in fine, il seguente: “Art. 11-bis – 1. Atti costitutivi e modifiche statutarie concernenti le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale: lire 250.000.”.

Art. 23.
Esenzioni dall’imposta sugli spettacoli

1. L’imposta sugli spettacoli non e’ dovuta per le attivita’ spettacolistiche indicate nella tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, svolte occasionalmente dalle ONLUS nonche’ dagli enti associativi di cui all’articolo 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dall’articolo 5, comma 1, lettera a), in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione.

2. L’esenzione spetta a condizione che dell’attivita’ richiamata al comma 1 sia data comunicazione, prima dell’inizio di ciascuna manifestazione, all’ufficio accertatore territorialmente competente. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, potranno essere stabiliti condizioni e limiti affinche’ l’esercizio delle attivita’ di cui al comma 1 possa considerarsi occasionale.

Art. 24.
Agevolazioni per le lotterie, tombole, pesche e banchi di beneficenza

1. Nell’articolo 40, primo comma del regio decreto-legge 19 ottobre 1938, n. 1933, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 1939, n. 973, recante riforma delle leggi sul lotto pubblico, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al numero 1), relativo alla autorizzazione a promuovere lotterie, dopo le parole: “enti morali,” sono inserite le seguenti: “organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS),”;
b) al numero 2), relativo alla autorizzazione a promuovere tombole, dopo le parole: “enti morali,” e’ inserita la seguente: “ONLUS,”;
c) al numero 3), relativo alla autorizzazione a promuovere pesche o banchi di beneficenza, dopo le parole: “enti morali,” e’ inserita la seguente: “ONLUS,”.

Art. 25.
Disposizioni in materia di scritture contabili e obblighi formali delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale

1. Nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo l’articolo 20, e’ inserito il seguente:
“Art. 20-bis (Scritture contabili delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale). – 1. Le organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS) diverse dalle societa’ cooperative, a pena di decadenza di benefici fiscali per esse previsti, devono:
a) in relazione all’attivita’ complessivamente svolta, redigere scritture contabili cronologiche e sistematiche atte ad esprimere con compiutezza ed analiticita’ le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione, e rappresentare adeguatamente in apposito documento, da redigere entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale, la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della organizzazione, distinguendo le attivita’ direttamente connesse da quelle istituzionali, con obbligo di conservare le stesse scritture e la relativa documentazione per un periodo non inferiore a quello indicato dall’articolo 22;
b) in relazione alle attivita’ direttamente connesse tenere le scritture contabili previste dalle disposizioni di cui agli articoli 14, 15, 16 e 18; nell’ipotesi in cui l’ammontare annuale dei ricavi non sia superiore a lire 30 milioni, relativamente alle attivita’ di prestazione di servizi, ovvero a lire 50 milioni negli altri casi, gli adempimenti contabili possono essere assolti secondo le disposizioni di cui al comma 166 dell’articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
2. Gli obblighi di cui al comma 1, lettera a), si considerano assolti qualora la contabilita’ consti del libro giornale e del libro degli inventari, tenuti in conformita’ alle disposizioni di cui agli articoli 2216 e 2217 del codice civile.
3. I soggetti richiamati al comma 1 che nell’esercizio delle attivita’ istituzionali e connesse non abbiano conseguito in un anno proventi di ammontare superiore a lire 100 milioni, modificato annualmente secondo le modalita’ previste dall’articolo 1, comma 3, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, possono tenere per l’anno successivo, in luogo delle scritture contabili previste al primo comma, lettera a), il rendiconto delle entrate e delle spese complessive, nei termini e nei modi di cui all’articolo 20.
4. In luogo delle scritture contabili previste al comma 1, lettera a), le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri istituiti dalle regioni e dalle provincie autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dell’articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, possono tenere il rendiconto nei termini e nei modi di cui all’articolo 20.
5. Qualora i proventi superino per due anni consecutivi l’ammontare di due miliardi di lire, modificato annualmente secondo le modalita’ previste dall’articolo 1, comma 3, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, il bilancio deve recare una relazione di controllo sottoscritta da uno o piu’ revisori iscritti nel registro dei revisori contabili.”.

2. Ai soggetti di cui all’articolo 10, comma 9, le disposizioni del comma 1 si applicano limitatamente alle attivita’ richiamate allo stesso articolo 10, comma 1, lettera a).

Art. 26.
Norma di rinvio

1. Alle ONLUS si applicano, ove compatibili, le disposizioni relative agli enti non commerciali e, in particolare, le norme di cui agli articoli 2 e 9 del presente decreto.

Art. 27.
Abuso della denominazione di organizzazione non lucrativa di utilita’ sociale

1. L’uso nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico delle parole “organizzazione non lucrativa di utilita’ sociale”, ovvero di altre parole o locuzioni, anche in lingua straniera, idonee a trarre in inganno e’ vietato a soggetti diversi dalle ONLUS.

Art. 28.
Sanzioni e responsabilita’ dei rappresentanti legali e degli amministratori

1. Indipendentemente da ogni altra sanzione prevista dalle leggi tributarie:
a) i rappresentanti legali e i membri degli organi amministrativi delle ONLUS, che si avvalgono dei benefici di cui al presente decreto in assenza dei requisiti di cui all’articolo 10, ovvero violano le disposizioni statutarie di cui alle lettere c) e d) del comma 1 del medesimo articolo sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 2 milioni a lire 12 milioni;
b) i soggetti di cui alla lettera a) sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 200 mila a lire 2 milioni qualora omettono di inviare le comunicazioni previste all’articolo 11, comma 1;
c) chiunque contravviene al disposto dell’articolo 27, e’ punito con la sanzione amministrativa da lire 600 mila a lire 6 milioni.

2. Le sanzioni previste dal comma 1 sono irrogate, ai sensi dell’articolo 54, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dall’ufficio delle entrate nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale della ONLUS.

3. I rappresentanti legali ed i membri degli organi amministrativi delle organizzazioni che hanno indebitamente fruito dei benefici previsti dal presente decreto legislativo, conseguendo o consentendo a terzi indebiti risparmi d’imposta, sono obbligati in solido con il soggetto passivo o con il soggetto inadempiente delle imposte dovute, delle relative sanzioni e degli interessi maturati.

Art. 29.
Titoli di solidarieta’

1. Per l’emissione di titoli da denominarsi “di solidarieta'” e’ riconosciuta come costo fiscalmente deducibile dal reddito d’impresa la differenza tra il tasso effettivamente praticato ed il tasso di riferimento determinato con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro delle finanze, purche’ i fondi raccolti, oggetto di gestione separata, siano destinati a finanziamento delle ONLUS.

2. Con lo stesso decreto di cui al comma 1 sono stabiliti i soggetti abilitati all’emissione dei predetti titoli, le condizioni, i limiti, compresi quelli massimi relativi ai tassi effettivamente praticati e ogni altra disposizione necessaria per l’attuazione del presente articolo.

Art. 30.
Entrata in vigore

1. Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore il 1 gennaio 1998 e, relativamente alle imposte sui redditi, si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 1997.

INIZIO PAGINA

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Legislazione nazionale

Disciplina dell’associazionismo sociale

DISCIPLINA DELL’ASSOCIAZIONISMO SOCIALE
(Testo unificato delle proposte di legge n.159, 285, 577,1167, 2674 e 3300)

TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1
(Finalità e oggetto della legge)

1. La Repubblica riconosce il valore sociale dell’associazionismo liberamente costituito e delle sue molteplici attività come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo; ne promuove lo sviluppo in tutte le sue articolazioni territoriali, nella salvaguardia della sua autonomia; favorisce il suo apporto originale al conseguimento di finalità di carattere sociale, civile e culturale.

2. La presente legge, in attuazione degli articoli 2, 3, secondo comma, 4, secondo comma, 9 e 18 della Costituzione, detta princìpi fondamentali e norme per la valorizzazione dell’associazionismo di promozione sociale. Nelle materie di competenza legislativa delle regioni, le disposizioni della presente legge costituiscono principi fondamentali ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione. Per le materie di competenza delle regioni a Statuto speciale e delle province autonome esse hanno il valore di norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica. .

3. La presente legge ha altresì io scopo di favorire il formarsi di nuove realtà associative e di consolidare e rafforzare quelle già esistenti che rispondono agli obiettivi di cui ai precedenti commi.

Art. 2.
(Associazioni di promozione sociale)

1. Sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni anche non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o anche di terzi, senza finalità di lucro.

2. Non sono considerate associazioni di promozione sociale, ai fini e per gli effetti della presente legge, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro, le associazioni professionali e di categoria, e tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati.

3. Non costituiscono altresì associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che, organizzando attività per i propri soci o anche per terzi, dispongono limitazioni, per condizioni economiche, all’ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di \ natura patrimoniale.

Art. 3.
(Atto costitutivo e statuto)

1. Le associazioni di promozione sociale si costituiscono con atto scritto nel quale deve fra l’altro essere indicata la sede legale. Nello statuto debbono essere espressamente previsti:

a) la denominazione;

b) I’oggetto sociale;

c) I’attribuzione della rappresentanza legale dell’associazione;

d) l’assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi fra ali associati, anche in forme indirette;

e) l’obbligo di reinvestire l’eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste;

f) le norme sull’ordinamento interno ispirato a princìpi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell’elettività delle cariche associative. In relazione alla particolare natura di talune associazioni, il Ministro solidarietà sociale, sentito l’Osservatorio nazionale per la dell’associazionismo, può consentire deroghe alla presente disposizione;

g) i criteri per l’ammissione e l’esclusione degli associati ed i loro diritti e a obblighi;

h) l’obbligo di redazione di bilanci preventivi e di rendiconti consuntivi, nonchè di esposizione dello stato patrimoniale, nonchè le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari;

i) le modalità di scioglimento dell’associazione;

I) l’obbligo di devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento, cessazione o estinzione, dopo la liquidazione, a fini di utilità sociale.

Art. 4.
(Risorse economiche)

1. Le associazioni di promozione sociale traggono le risorse economiche per il funzionamento e per lo svolgimento delle loro attività da:

a) quote e contributo degli associati;

b) eredità, donazioni e legati;

c) contributi dello Stato, delle regioni, di enti locali, di enti o di istituzioni pubbliche, anche finalizzati al sostegno di specifici e documentati programmi realizzati nell’ambito dei fini statutari;

d)contributi dell’Unione europea e di organismi internazionali;

e) entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati;

f) proventi delle cessioni di beni e servizi agli associati e a terzi, anche attraverso lo svolgimento di attività economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali; .

g) erogazioni liberali degli associati e dei terzi;

h) entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate al proprio finanziamento, quali feste e sottoscrizioni anche a premi.

2. Le associazioni di promozione sociale sono tenute per almeno due anni alla conservazione della documentazione, con l’indicazione dei soggetti eroganti, relativa alle risorse economiche di cui al comma 1, lettere b) c) d) e), nonchè per la lettera g) delle erogazioni liberali se finalizzate alle deduzioni dal reddito imponibile di cui all’art. 13 del decreto legislativo recante disciplina tributaria degli enti non commerciali delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, emanato in attuazione della delega recata dall’articolo 3, commi 183, 186, 187, 188, 189, della legge 23 dicembre 1996 n. 662.

Art. 5
(Donazioni)

1. Le associazioni di promozione sociale prive di personalità giuridica possono, in deroga agli articoli 600 e 786 del codice civile, ricevere donazioni e, con beneficio di inventario, lasciti testamentari, con l’obbligo di destinare i beni ricevuti e le loro rendite al conseguimento delle finalità previste dall’atto costitutivo e dallo statuto.

2. I beni sono intestati alle associazioni. Ai fini delle trascrizioni dei relativi acquisti si applicano gli articoli 2659 e 2660 del codice civile.

Art. 6.
(Rappresentanza)

1. Le associazioni di promozione sociale anche non riconosciute sono rappresentate in giudizio dai soggetti ai quali, secondo lo statuto, è conferita la rappresentanza legale.

2. Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano 1’associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse, in deroga all’articolo 08 del codice civile, non rispondono personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione, se hanno eseguito delibere degli organi direttivi o se hanno agito sulla base di specifici mandati.

TITOLO II
REGISTRI E OSSERVATORIO NAZIONALE DELL’ASSOCIAZIONISMO

CAPO I
REGISTRI NAZIONALE E REGIONALI.

Art. 7
(Registri)

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli affari sociali � istituito uri registro nazionale al quale possono iscriversi, ai fini dell’applicazione della presente legge, le associazioni di promozione sociale a carattere nazionale in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2, costituite ed operanti da almeno tre anni.

2. Per associazioni di promozione sociale a carattere nazionale si intendono quelle che svolgono attività in almeno cinque regioni ed in almeno trenta province del territorio nazionale.

3. L’iscrizione negli albi nazionali delle associazioni a carattere nazionale .comporta il diritto di automatica iscrizione nel registro medesimo dei relativi livelli di organizzazione territoriale e dei circoli affiliati, mantenendo a questi soggetti i benefici connessi alla iscrizione negli albi provinciali e regionali.

4. Le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano istituiscono registri su scala regionale e provinciale, cui possono. iscriversi tutte le associazioni in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2, che svolgono attività rispettivamente in ambito regionale o provinciale.

(Disciplina del procedimento per le iscrizioni ai registri nazionale e regionali)
1. Il Ministro per la solidarietà sociale, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, emana un apposito regolamento che disciplina il procedimento per l’emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione delle associazioni a carattere nazionale nel registro nazionale di cui all’articolo 7, comma 1, e la periodica revisione dello stesso, nel rispetto della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano, con legge da approvare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,1’istituzione dei r2gistri di cui all’articolo 7, comma 4, i procedimenti per l’emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione delle associazioni che svolgono attività in ambito regionale o provinciale nel registro regionale, nonchè la periodica revisione dei registri regionali e provinciali, in applicazione dell’articolo 29 comma 1 della legge 7 agosto 1990 n. 241. Trasmettono altresì annualmente copia aggiornata dei registri regionali all’Osservatorio nazionale per 1’associazionismo.

3. Il regolamento di cui al comma 1 e le leggi regionali e provinciali di cui al comma 2 devono prevedere un termine per la conclusione del procedimento e possono stabilire che, decorso inutilmente il termine prefissato, l’iscrizione si intenda assentati.

4. L’iscrizione ai registri è condizione necessaria per stipulare le convenzioni e per usufruire dei benefici previsti dalla presente legge e dalle leggi regionali e provinciali di cui al comma 2.

Art. 9
(Atti soggetti ad iscrizione nei registri)

1. Nei registri di cui all’articolo 8 devono risultare l’atto costitutivo, lo statuto, la sede dell’associazione e l’ambito territoriale di attività.

2. Nei registri debbono iscriversi altresì le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto, il trasferimento della sede, le deliberazioni di scioglimento.

Art.10

(Ricorsi avverso i provvedimenti relativi alle iscrizioni e a/le cancellazioni)

1. Avverso i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e avverso i provvedimenti di cancellazione � ammesso ricorso in via amministrativa, nel caso si tratti di associazioni a carattere nazionale al Ministro per la solidarietà sociale, che decide previa acquisizione del parere vincolante dell’Osservatorio nazionale dell’associazionismo di cui all’articolo 11, mentre nel caso si tratti di associazioni, che operano in ambito regionale o provinciale, al Presidente della Giunta regionale o provinciale, previa acquisizione del parere vincolante dell’Osservatorio regionale.

2. Avverso i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e avverso i provvedimenti di cancellazione � ammesso, in ogni caso, entro trenta giorni, ricorso al Tribunale amministrativo regionale competente, che decide, in camera di consiglio, nel termine di trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, sentiti i difensori delle parti che ne abbiano \ fatto richiesta. La decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla sua notifica, al Consiglio di Stato, il quale decide con le stesse modalità entro sessanta giorni.

CAPO II
OSSERVATORI NAZIONALI E REGIONALI DELL’ASSOCIAZIONISMO

Art. 11
(Istituzione e composizione dell’Osservatorio nazionale)

1. In sede di prima attuazione della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la famiglia e la solidarietà sociale, è istituito l’Osservatorio nazionale dell’associazionismo, di seguito denominato “Osservatorio”‘, presieduto dal Ministro per la solidarietà sociale, composto da 26 membri, di cui 10 rappresentanti delle associazioni a carattere nazionale maggiormente rappresentative, 10 rappresentanti estratti a sorte tra i nominativi indicati da altre associazioni e da � esperti.

2. Le associazioni di cui al comma precedente devono essere iscritte nei registri ai rispettivi livelli.

3. L’Osservatorio elegge un vicepresidente tra i suoi componenti di espressione associativa.

4. L’Osservatorio si riunisce almeno tre volte l’anno, dura in carica tre anni ed i suoi componenti non possono essere nominati per più di due mandati.

5. Per l’attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa di lire 2 miliardi annui a decorrere dal 1988.

�. Entro 3 anni dall’entrata in vigore della presente legge, il Ministro per la solidarietà sociale, sentite le Commissioni parlamentari competenti adotta un regolamento per disciplinare le modalità di elezione dei membri dell’Osservatorio nazionale da parte delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali.

Art. 12
(Funzionamento e attribuzioni)

1. Per lo svolgimento dei suoi compiti l’Osservatorio, che ha sede presso il Dipartimento per la solidarietà sociale, si dota di un apposito regolamento da approvare entro sessanta giorni dall’insediamento.

2. All’Osservatorio sono assegnate le seguenti competenze:

a) assistenza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la solidarietà s sociale. nella tenuta e nell’aggiornamento del registro nazionale.

b) promozione di studi e ricerche sull’associazionismo in Italia e all’estero;

c) pubblicazione di un rapporto biennale sull’andamento del fenomeno associativo e sullo stato di attuazione della normativa europea, nazionale e regionale sull’associazionismo;

d) sostegno delle iniziative di formazione e di aggiornamento per lo svolgimento delle attività associative nonchè di progetti di informatizzazione e di banche dati nei settori di competenza della presente legge;

e) pubblicazione di un bollettino periodico di informazione e promozione di altre iniziative volte alla diffusione della conoscenza dell’associazionismo, al fine di valorizzare il ruolo di promozione civile e sociale:

f) approvazione di progetti sperimentali elaborati, anche in collaborazione con gli enti locali. dalle associazioni nazionali iscritte nei registri di cui all’articolo 8 per far fronte a particolari emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate;

g) espressione di parere sullo schema di disegno di legge finanziaria;

h) promozione di scambi di conoscenza e forme di collaborazione fra le associazioni sociali italiane e fra queste e le associazioni straniere; i) organizzazione con scadenza triennale. di una conferenza nazionale sull’associazionismo. alla quale partecipino i soggetti istituzionali e le associazioni interessate;

I) esame dei messaggi di utilità sociale redatti dalle associazioni di cui all’articolo 8 della presente legge, loro determinazione e trasmissione alla Presidenza del Consiglio;

3. Per gli oneri derivanti dall’attuazione del comma 2, lettera i) è autorizzata la spesa di lire 50 milioni annui a decorrere dal 1998.

Art, 13
(Fondo per l’associazionismo)

1. E’ istituito, presso la Presidenza de1 Consiglio dei Ministri – Dipartimento per er la solidarietà sociale il Fondo per l’associazionismo, finalizzato a sostenere finanziariamente le iniziative ed i progetti di cui alle lettere d) ed f) del comma 2 dell’articolo 12.

2. Per il funzionamento del fondo è autorizzata la spesa di lire 20 miliardi annui a decorrere dal 1998.

Art. 14
( Osservatori regionali)

1. Le regioni istituiscono osservatori regionali per I ‘associazionismo con funzioni e modalità di funzionamento da stabilire con la legge regionale di cui all’articolo 8, comma 2.

Art. 15
( Collaborazione dell’lSTAT)

1. L’lstituto nazionale di statistica (ISTAT) è tenuto a fornire all’Osservatorio adeguata assistenza per l’effettuazione di indagini statistiche a livello nazionale e regionale e a collaborare nelle medesime materie con gli osservatori regionali.

Art.16
( Rapporti con l’Osservatorio Nazionale per il volontariato)

1. L’Osservatorio di cui all’articolo 11 svolge la sua attività in collaborazione con 1’0ssero.atorio nazionale per il volontariato di cui all’articolo 12 della legge 11 agosto 1991, n. 266, sulle materie di comune interesse.

2. L’Osservatorio e 1’0sservatorio nazionale per il volontariato sono convocati in seduta comune almeno una volta all’anno, sotto la Presidenza del Ministro per la solidarietà sociale o di un suo delegato.

Art. 17
(Partecipazione alla composizione del CNEL)

1. L’Osservatorio e L’Osservatorio Nazionale per il volontariato designano dieci membri del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), scelti, fra le persone indicate dalle associazioni sociali e dalle associazioni del volontariato maggiormente rappresentative.

2. La linea del comma 1 dell’articolo 2 della legge 30 dicembre 1986, n 936, è sostituito dal presente: “Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto da esperti, rappresentanti dell’associazionismo sociale e del volontariato e rappresentanti delle categorie produttive, in numero di 121, oltre il presidente, secondo la seguente ripartizione:”.

3. All’articolo 2, comma 1 della citata legge n 936 del 1986, dopo il capoverso 1, è inserito il seguente: “1-bis) dieci rappresentanti dell’associazionismo sociale e del volontariato dei quali, rispettivamente, cinque designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e cinque designati dall’Osservatorio nazionale per il volontariato;”.

4. All’articolo 4 della citata legge n 936 del 1986, dopo il comma 2 è inserito il presente: “2-bis. ) I rappresentanti delle associazioni sociali e delle organizzazioni del

volontariato sono designati ai sensi delle norme vigenti. Le designazioni sono comunicate al Presidente del Consiglio dei ministri”.

TITOLO III
PRESTAZIONI Dl ATTIVITA’ E Dl SERVIZI DEGLI ASSOCIATI E DISCIPLINA FISCALE DELLE ATTIVTA’

CAPO I
PRESTAZIONI DEGLI ASSOCIATI

Art. 18.
(Prestazioni degli associati).

1. Le associazioni di promozione sociale si avvalgono prevalentemente delle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati per il perseguimento dei fini istituzionali.

2. Le associazioni inoltre possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo, anche ricorrendo a propri associati.

Art. 19
(Assicurazione dei prestatori di attività convenzionate)

1. Le associazioni sociali che svolgono attività mediante le convenzioni di cui all’articolo 31, debbono assicurare i propri aderenti che prestano tale attività, contro gli infortuni e le malattie connesse con lo svolgimento dell’attività stessa, nonchè per la responsabilità civile verso i terzi.

2. Con decreto del Ministero per la famiglia e la solidarietà sociale, di concerto con il Ministero dell’lndustria, del commercio e dell’artigianato, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati con polizze anche numeriche o collettive e sono disciplinati i relativi controlli.

Art. 21.
(Flessibilità nell’orario di lavoro)

1. I lavoratori che facciano parte di associazioni iscritte nei registri di cui all’articolo 8, per poter espletare le attività previste nell’ambito delle convenzioni di cui all’articolo 31, hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità dell’orario di lavoro e delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale.

CAPO II
DISCIPLINA FISCALE, DIRITTI ED ALTRE PROWIDENZE

Art. 21
(Applicazione della disciplina tributaria dettata per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale)

1. Alle associazioni di promozione sociale si applicano le disposizioni sulle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega recata dall’articolo3, commi 183, 186, 187, 188, 189, della legge 23 dicembre 1966 n. 662.

Art. 22
(Riduzione delle tariffe postali)

1. Le tariffe per i servizi postali e per le telecomunicazioni, riguardanti le attività delle associazioni sociali e delle organizzazioni di volontariato che ne fanno richiesta, sono ridotte al 50 %.

2. All’articolo 2, comma 27, della legge 28 dicembre 1995, n 549, le parole 4’di cui ai capi 11 e all” sono sostituite dalle presenti “di cui ai primi tre capi”.

Art. 23
(Tributi locali)

1. Gli enti locali possono deliberare riduzioni sui tributi di propria competenza per le associazioni di promozione sociale qualora non si trovino in situazione di dissesto ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n 77 “Ordinamento finanziario e contabile degli enti locali” e successive modificazioni.

Art. 24.
(Accesso al credito agevolato e privilegiato))

1. Le provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle norme vigenti per le cooperative e i loro consorzi, sono estese alle associazioni sociali e alle organizzazioni di volontariato che, nell’ambito delle convenzioni di cui all’articolo 31, abbiano ottenuto l’approvazione di uno o più progetti di opere e di servizi di interesse pubblico inerenti le finalità costitutive.

2. I crediti delle associazioni sociali per i corrispettivi dei servizi prestati e per le cessioni di beni hanno privilegio generale sui beni mobili del creditore ai sensi dell’articolo 2571 – bis del codice civile.

3. I crediti di cui al comma 2 sono collocati, nell’ordine dei privilegi, subito dopo i crediti di cui alla lettera c) del secondo comma dell’articolo 2777 del codice civile.

Art. 25
(Messaggi di utilità socia/e)

1. Ai sensi dell’articolo 9, della legge � agosto 10990, n. 223, la Presidenza del Consiglio dei ministri trasmette alla società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo i messaggi di utilità sociale ricevuti dall’Osservatorio.

2. All’articolo �, primo comma della legge 14 aprile 1975, n. 103 dopo le parole “alle associazioni nazionali del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute ” sono inserite le seguenti “alle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali”.

Art. 26
(Pubblicazioni)

1. Alle pubblicazioni periodiche delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato sono estese, in quanto compatibili, le provvidenze di cui alla legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni.

Art. 27
(Diritto all ‘informazione ed accesso ai documenti amministrativi)

1. Alle associazioni di promozione sociale è riconosciuto il diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui all’articolo 22, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. Ai fini di cui al comma 1 sono considerate situazioni giuridicamente rilevanti quelle attinenti al perseguimento degli scopi statutari delle associazioni di promozione sociale.

Art. 28
(Tutela degli interessi sociali e collettivi)

1. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate:

a) a promuovere azioni giurisdizionali e ad intervenire nei giudizi promossi da terzi, a tutela dell’interesse dell’associazione;

b) ad intervenire in giudizi civili e penali per il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità generali perseguite dall’associazione;

c) a ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi lesivi degli interessi collettivi relativi alle finalità di cui alla lettera b).

2. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate altresì a intervenire nei procedimenti amministrativi ai sensi dell’articolo 9 legge 7 agosto 1990 n. 241.

Art. 29
(Accesso al Fondo sociale europeo)

1. Il Governo, d’intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Balzano, promuove ogni iniziativa per favorire l’accesso delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato ai finanziamenti del Fondo sociale europeo per progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi istituzionali.

Art. 30
(Norme regionali e delle province autonome)

1. Le leggi regionali e le leggi delle province autonome di Trento e di Bolzano concorrono alla promozione e favoriscono lo sviluppo dell’associazionismo di promozione sociale, salvaguardandone l’autonomia di organizzazione e di iniziativa.

Art. 31
(Convenzioni)

1. Lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano, le province, i comuni e gli altri enti pubblici possono stipulare convenzioni per lo svolgimento delle attività previste dallo statuto sociale, con le associazioni di promozione sociale, iscritte da almeno sei mesi nei registri di cui all’articolo 8.

2. Le convenzioni devono contenere disposizioni dirette a garantire 1’esistenza delle condizioni necessarie a svolgere con continuità le attività stabilite dalla Convenzione. Devono inoltre prevedere forme di verifica delle prestazioni e di controllo della loro qualità nonchè le modalità di rimborso delle spese.

3. La copertura assicurativa di cui all’articolo 19 è elemento essenziale della convenzione e gli oneri relativi sono a carico dell’ente con il quale viene stipulata la convenzione medesima.

Art. 32
(Strutture e autorizzazioni temporanee per manifestazioni pubbliche)

1. Le amministrazioni statali, con le proprie strutture civili e militari, e quelle regionali, provinciali e comunali devono prevedere forme e modi per l’utilizzazione non onerosa di beni mobili e immobili per manifestazioni e iniziative delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, previste dalla legge 11agosto 1991, n. 266, nel rispetto dei principi di trasparenza, di pluralismo e di uguaglianza.

2. Alle associazioni di promozione sociale, in occasione di particolari eventi o manifestazioni, il sindaco concede autorizzazioni temporanee di somministrazione di alimenti e bevande in deroga ai criteri e parametri di cui all’articolo 3 comma 4, della legge 25 agosto 1991, n. 287. Esse sono valide soltanto per il periodo di svolgimento delle predette manifestazioni e per i locali o gli spazi cui si riferiscono e sono rilasciate alla condizione che l’addetto alla somministrazione sia iscritto al registro degli esercenti commerciali.

3. L’autorizzazione temporanea di cui al comma 2 si intende sostituita, ai sensi,

dell’articolo 19 legge 7 agosto 1990, n. 41, e successive modificazioni, fatte salve eventuali autorizzazioni di idoneità delle attrezzature e dell’occupazione di suolo pubblico, dalla denuncia di inizio di attività presentata dal rappresentante legale dell’associazione al sindaco del comune in cui l’attività si svolge.

4. Le associazioni di promozione sociale sono autorizzate ad esercitare attività turistiche e ricettive per i propri associati. Per tali attività le associazioni sono tenute a stipulare polizze assicurative secondo la normativa vigente. Possono inoltre promuovere e pubblicizzare le proprie iniziative attraverso i mezzi di informazione, con l’obbligo di specificare che esse sono riservate ai propri soci.

(Strutture per lo svolgimento delle attività sociali)
1. Lo Stato, le regioni, le province e i comuni possono concedere in comodato beni mobili ed immobili di loro proprietà non utilizzati per fini istituzionali, alle associazioni di promozione sociale e alle organizzazioni del volontariato previste dalla legge 11 agosto 1991, n. 266 per lo svolgimento delle loro attività istituzionali.

2. All’articolo 1,comma 1, della legge 11 luglio 1989, n. 390, dopo la lettera b), è inserita la seguente: b-bis): “ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali”.

3. All’articolo 32, comma 3 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, dopo le parole: “senza fini di lucro” sono aggiunte le seguenti: ” nonchè ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali”.

4. La sede di associazioni di promozione sociale e di locali nei quali si svolgono le relative attività è compatibile con tutte le destinazioni d’uso omogenee previste dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, indipendentemente dalla destinazione urbanistica- Il mutamento di destinazione d’uso dei locali è a titolo non oneroso e permane finche i locali siano effettivamente utilizzati quali sede di una associazione.

5. Per concorrere al finanziamento di programmi di costruzione, di recupero, di restauro, di adattamento, di adeguamento alle norme di sicurezza e di straordinaria manutenzione di strutture o edifici da utilizzare per le finalità di cui al comma 1 per la dotazione delle relative attrezzature e per la loro gestione, le associazioni di promozione sociale sono ammesse ad usufruire di tutte le facilitazioni o agevolazioni previste per i privati. in particolare per quanto attiene all’accesso al credito agevolato.

Art. 34
(Lotteria nazionale)

1. E’ istituita la lotteria nazionale della solidarietà cui si applicano le norme della legge 4 agosto 1955, n. 722.

Art. 35
(Copertura finanziaria)

1. I proventi della lotteria di cui all’articolo 34 sono versati all’entrata in bilancio dello Stato e finalizzati alla copertura degli oneri di cui alla presente legge.

2. Qualora i proventi della lotteria di cui all’articolo 34 risultino inferiori agli oneri recati dalla presente legge, il Ministro del tesoro è autorizzato a ridurre in pari misura gli stanziamenti iscritti ai capitoli della categoria quarta del bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 1998, e le relative proiezioni per gli anni 1999 e 2000, con esclusione delle spese aventi natura obbligatoria.

16 settembre 1997

INIZIO PAGINA

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Legge 7 dicembre 2000, n. 383
“Disciplina delle associazioni di promozione sociale”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2000

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1.

(Finalità e oggetto della legge)

1. La Repubblica riconosce il valore sociale dell�associazionismo liberamente costituito e delle sue molteplici attività come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo; ne promuove lo sviluppo in tutte le sue articolazioni territoriali, nella salvaguardia della sua autonomia; favorisce il suo apporto originale al conseguimento di finalità di carattere sociale, civile, culturale e di ricerca etica e spirituale.

2. La presente legge, in attuazione degli articoli 2, 3, secondo comma, 4, secondo comma, 9 e 18 della Costituzione, detta princìpi fondamentali e norme per la valorizzazione dell�associazionismo di promozione sociale e stabilisce i princìpi cui le regioni e le province autonome devono attenersi nel disciplinare i rapporti fra le istituzioni pubbliche e le associazioni di promozione sociale nonchè i criteri cui debbono uniformarsi le amministrazioni statali e gli enti locali nei medesimi rapporti.
3. La presente legge ha, altresì, lo scopo di favorire il formarsi di nuove realtà associative e di consolidare e rafforzare quelle già esistenti che rispondono agli obiettivi di cui al presente articolo.

Art. 2.

(Associazioni di promozione sociale)

1. Sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni riconosciute e non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati.

2. Non sono considerate associazioni di promozione sociale, ai fini e per gli effetti della presente legge, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro, le associazioni professionali e di categoria e tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati.
3. Non costituiscono altresì associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all�ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale.

Art. 3.

(Atto costitutivo e statuto)

1. Le associazioni di promozione sociale si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l�altro essere indicata la sede legale. Nello statuto devono essere espressamente previsti:

a) la denominazione;

b) l�oggetto sociale;
c) l�attribuzione della rappresentanza legale dell�associazione;
d) l�assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette;
e) l�obbligo di reinvestire l�eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste;
f) le norme sull�ordinamento interno ispirato a princìpi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell�elettività delle cariche associative. In relazione alla particolare natura di talune associazioni, il Ministro per la solidarietà sociale, sentito l�Osservatorio nazionale di cui all�articolo 11, può consentire deroghe alla presente disposizione;
g) i criteri per l�ammissione e l�esclusione degli associati ed i loro diritti e obblighi;
h) l�obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonchè le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari;
i) le modalità di scioglimento dell�associazione;
l) l�obbligo di devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento, cessazione o estinzione, dopo la liquidazione, a fini di utilità sociale.

Art. 4.

(Risorse economiche)

1. Le associazioni di promozione sociale traggono le risorse economiche per il loro funzionamento e per lo svolgimento delle loro attività da:

a) quote e contributi degli associati;

b) eredità, donazioni e legati;
c) contributi dello Stato, delle regioni, di enti locali, di enti o di istituzioni pubblici, anche finalizzati al sostegno di specifici e documentati programmi realizzati nell�ambito dei fini statutari;
d) contributi dell�Unione europea e di organismi internazionali;
e) entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati;
f) proventi delle cessioni di beni e servizi agli associati e a terzi, anche attraverso lo svolgimento di attività economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali;
g) erogazioni liberali degli associati e dei terzi;
h) entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate al proprio finanziamento, quali feste e sottoscrizioni anche a premi;
i) altre entrate compatibili con le finalità sociali dell�associazionismo di promozione sociale.

2. Le associazioni di promozione sociale sono tenute per almeno tre anni alla conservazione della documentazione, con l�indicazione dei soggetti eroganti, relativa alle risorse economiche di cui al comma 1, lettere b), c), d), e), nonchè, per le risorse economiche di cui alla lettera g), della documentazione relativa alle erogazioni liberali se finalizzate alle detrazioni di imposta e alle deduzioni dal reddito imponibile di cui all�articolo 22.

Art. 5.

(Donazioni ed eredità)

1. Le associazioni di promozione sociale prive di personalità giuridica possono ricevere donazioni e, con beneficio di inventario, lasciti testamentari, con l�obbligo di destinare i beni ricevuti e le loro rendite al conseguimento delle finalità previste dall�atto costitutivo e dallo statuto.

2. I beni pervenuti ai sensi del comma 1 sono intestati alle associazioni. Ai fini delle trascrizioni dei relativi acquisti si applicano gli articoli 2659 e 2660 del codice civile.

Art. 6.

(Rappresentanza)

1. Le associazioni di promozione sociale anche non riconosciute sono rappresentate in giudizio dai soggetti ai quali, secondo lo statuto, è conferita la rappresentanza legale.

2. Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l�associazione di promozione sociale i terzi creditori devono far valere i loro diritti sul patrimonio dell�associazione medesima e, solo in via sussidiaria, possono rivalersi nei confronti delle persone che hanno agito in nome e per conto dell�associazione.

Capo II

REGISTRI E OSSERVATORI
DELL�ASSOCIAZIONISMO

Sezione I

Registri nazionale,
regionali e provinciali

Art. 7.

(Registri)

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri � Dipartimento per gli affari sociali è istituito un registro nazionale al quale possono iscriversi, ai fini dell�applicazione della presente legge, le associazioni di promozione sociale a carattere nazionale in possesso dei requisiti di cui all�articolo 2, costituite ed operanti da almeno un anno. Alla tenuta del registro si provvede con le ordinarie risorse finanziarie, umane e strumentali del Dipartimento per gli affari sociali.

2. Per associazioni di promozione sociale a carattere nazionale si intendono quelle che svolgono attività in almeno cinque regioni ed in almeno venti province del territorio nazionale.
3. L�iscrizione nel registro nazionale delle associazioni a carattere nazionale comporta il diritto di automatica iscrizione nel registro medesimo dei relativi livelli di organizzazione territoriale e dei circoli affiliati, mantenendo a tali soggetti i benefici connessi alla iscrizione nei registri di cui al comma 4.
4. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano istituiscono, rispettivamente, registri su scala regionale e provinciale, cui possono iscriversi tutte le associazioni in possesso dei requisiti di cui all�articolo 2, che svolgono attività, rispettivamente, in ambito regionale o provinciale.

Art. 8.

(Disciplina del procedimento per le
iscrizioni ai registri nazionale, regionali
e provinciali)

1. Il Ministro per la solidarietà sociale, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, emana un apposito regolamento che disciplina il procedimento per l�emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione delle associazioni a carattere nazionale nel registro nazionale di cui all�articolo 7, comma 1, e la periodica revisione dello stesso, nel rispetto della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano con proprie leggi, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l�istituzione dei registri di cui all�articolo 7, comma 4, i procedimenti per l�emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione delle associazioni che svolgono attività in ambito regionale o provinciale nel registro regionale o provinciale nonchè la periodica revisione dei registri regionali e provinciali, nel rispetto dei princìpi della legge 7 agosto 1990, n. 241. Le regioni e le province autonome trasmettono altresì annualmente copia aggiornata dei registri all�Osservatorio nazionale di cui all�articolo 11.
3. Il regolamento di cui al comma 1 e le leggi regionali e provinciali di cui al comma 2 devono prevedere un termine per la conclusione del procedimento e possono stabilire che, decorso inutilmente il termine prefissato, l�iscrizione si intenda assentita.
4. L�iscrizione nei registri è condizione necessaria per stipulare le convenzioni e per usufruire dei benefici previsti dalla presente legge e dalle leggi regionali e provinciali di cui al comma 2.

Art. 9.

(Atti soggetti ad iscrizione nei registri)

1. Nei registri di cui all�articolo 7 devono risultare l�atto costitutivo, lo statuto, la sede dell�associazione e l�ambito territoriale di attività.

2. Nei registri devono essere iscritti altresì le modificazioni dell�atto costitutivo e dello statuto, il trasferimento della sede, le deliberazioni di scioglimento.

Art. 10.

(Ricorsi avverso i provvedimenti relativi
alle iscrizioni e alle cancellazioni)

1. Avverso i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e avverso i provvedimenti di cancellazione è ammesso ricorso in via amministrativa, nel caso si tratti di associazioni a carattere nazionale, al Ministro per la solidarietà sociale, che decide previa acquisizione del parere vincolante dell�Osservatorio nazionale di cui all�articolo 11; nel caso si tratti di associazioni che operano in ambito regionale o nell�ambito delle province autonome di Trento e di Bolzano, al presidente della giunta regionale o provinciale, previa acquisizione del parere vincolante dell�osservatorio regionale previsto dall�articolo 14.

2. Avverso i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e avverso i provvedimenti di cancellazione è ammesso, in ogni caso, entro sessanta giorni, ricorso al tribunale amministrativo regionale competente, che decide, in camera di consiglio, nel termine di trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, sentiti i difensori delle parti che ne abbiano fatto richiesta. La decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla sua notifica, al Consiglio di Stato, il quale decide con le stesse modalità entro sessanta giorni.

Sezione II

Osservatorio nazionale e osservatori
regionali dell�associazionismo

Art. 11.

(Istituzione e composizione dell�Osservatorio nazionale)

1. In sede di prima attuazione della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la solidarietà sociale, è istituito l�Osservatorio nazionale dell�associazionismo, di seguito denominato �Osservatorio�, presieduto dal Ministro per la solidarietà sociale, composto da 26 membri, di cui 10 rappresentanti delle associazioni a carattere nazionale maggiormente rappresentative, 10 rappresentanti estratti a sorte tra i nominativi indicati da altre associazioni e 6 esperti.

2. Le associazioni di cui al comma 1 devono essere iscritte nei registri ai rispettivi livelli.
3. L�Osservatorio elegge un vicepresidente tra i suoi componenti di espressione delle associazioni.
4. L�Osservatorio si riunisce al massimo otto volte l�anno, dura in carica tre anni ed i suoi componenti non possono essere nominati per più di due mandati.
5. Per il funzionamento dell�Osservatorio è autorizzata la spesa massima di lire 225 milioni per il 2000 e di lire 450 milioni annue a decorrere dal 2001.
6. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro per la solidarietà sociale, sentite le Commissioni parlamentari competenti, emana un regolamento per disciplinare le modalità di elezione dei membri dell�Osservatorio nazionale da parte delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali.
7. Alle attività di segreteria connesse al funzionamento dell�Osservatorio si provvede con le ordinarie risorse finanziarie, umane e strumentali del Dipartimento per gli affari sociali.

Art. 12.

(Funzionamento e attribuzioni)

1. Per lo svolgimento dei suoi compiti l�Osservatorio, che ha sede presso il Dipartimento per gli affari sociali, adotta un apposito regolamento entro sessanta giorni dall�insediamento.

2. Con regolamento, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati le procedure per la gestione delle risorse assegnate all�Osservatorio e i rapporti tra l�Osservatorio e il Dipartimento per gli affari sociali.
3. All�Osservatorio sono assegnate le seguenti competenze:

a) assistenza alla Presidenza del Consiglio dei ministri � Dipartimento per gli affari sociali, nella tenuta e nell�aggiornamento del registro nazionale;

b) promozione di studi e ricerche sull�associazionismo in Italia e all�estero;
c) pubblicazione di un rapporto biennale sull�andamento del fenomeno associativo e sullo stato di attuazione della normativa europea, nazionale e regionale sull�associazionismo;
d) sostegno delle iniziative di formazione e di aggiornamento per lo svolgimento delle attività associative nonchè di progetti di informatizzazione e di banche dati nei settori disciplinati dalla presente legge;
e) pubblicazione di un bollettino periodico di informazione e promozione di altre iniziative volte alla diffusione della conoscenza dell�associazionismo, al fine di valorizzarne il ruolo di promozione civile e sociale;
f) approvazione di progetti sperimentali elaborati, anche in collaborazione con gli enti locali, dalle associazioni iscritte nei registri di cui all�articolo 7 per fare fronte a particolari emergenze sociali e per favorire l�applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate;
g) promozione di scambi di conoscenze e forme di collaborazione fra le associazioni di promozione sociale italiane e fra queste e le associazioni straniere;
h) organizzazione, con cadenza triennale, di una conferenza nazionale sull�associazionismo, alla quale partecipino i soggetti istituzionali e le associazioni interessate;
i) esame dei messaggi di utilità sociale redatti dalle associazioni iscritte nei registri di cui all�articolo 7, loro determinazione e trasmissione alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

4. Per lo svolgimento dei propri compiti l�Osservatorio si avvale delle risorse umane e strumentali messe a disposizione dal Dipartimento per gli affari sociali.

5. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa massima di lire 745 milioni per il 2000 e di lire 1.490 milioni annue a decorrere dal 2001.

Art. 13.

(Fondo per l�associazionismo)

1. è istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri � Dipartimento per gli affari sociali, il Fondo per l�associazionismo, finalizzato a sostenere finanziariamente le iniziative ed i progetti di cui alle lettere d) e f) del comma 3 dell�articolo 12.

2. Per il funzionamento del Fondo è autorizzata la spesa massima di lire 4.650 milioni per il 2000, 14.500 milioni per il 2001 e 20.000 milioni annue a decorrere dal 2002.

Art. 14.

(Osservatori regionali)

1. Le regioni istituiscono osservatori regionali per l�associazionismo con funzioni e modalità di funzionamento da stabilire con la legge regionale di cui all�articolo 8, comma 2.

2. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente articolo e dell�articolo 7, comma 4, è autorizzata la spesa di lire 150 milioni per il 2000 e di lire 300 milioni annue a decorrere dal 2001.
3. Al riparto delle risorse di cui al comma 2 si provvede con decreto del Ministro per la solidarietà sociale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Art. 15.

(Collaborazione dell�ISTAT)

1. L�Istituto nazionale di statistica (ISTAT) è tenuto a fornire all�Osservatorio adeguata assistenza per l�effettuazione di indagini statistiche a livello nazionale e regionale e a collaborare nelle medesime materie con gli osservatori regionali.

2. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa di lire 50 milioni per il 2000 e di lire 100 milioni annue a decorrere dal 2001.

Art. 16.

(Rapporti con l�Osservatorio nazionale
per il volontariato)

1. L�Osservatorio svolge la sua attività in collaborazione con l�Osservatorio nazionale per il volontariato di cui all�articolo 12 della legge 11 agosto 1991, n. 266, sulle materie di comune interesse.

2. L�Osservatorio e l�Osservatorio nazionale per il volontariato sono convocati in seduta congiunta almeno una volta all�anno, sotto la presidenza del Ministro per la solidarietà sociale o di un suo delegato.
3. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa massima di lire 50 milioni annue a decorrere dal 2000.

Art. 17.

(Partecipazione alla composizione
del CNEL)

1. L�Osservatorio e l�Osservatorio nazionale per il volontariato designano dieci membri del Consiglio nazionale dell�economia e del lavoro (CNEL), scelti fra le persone indicate dalle associazioni di promozione sociale e dalle organizzazioni di volontariato maggiormente rappresentative.

2. L�alinea del comma 1 dell�articolo 2 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, è sostituito dal seguente: �Il Consiglio nazionale dell�economia e del lavoro è composto di esperti, rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato e rappresentanti delle categorie produttive, in numero di centoventuno, oltre al presidente, secondo la seguente ripartizione:�.
3. All�articolo 2, comma 1, della citata legge n. 936 del 1986, dopo il numero I), è inserito il seguente:

�1-bis) dieci rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato dei quali, rispettivamente, cinque designati dall�Osservatorio nazionale dell�associazionismo e cinque designati dall�Osservatorio nazionale per il volontariato;�.
4. All�articolo 4 della citata legge n. 936 del 1986, dopo il comma 2 è inserito il seguente:
�2-bis. I rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato sono designati ai sensi delle norme vigenti. Le designazioni sono comunicate al Presidente del Consiglio dei ministri�.
5. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa massima di lire 240 milioni per il 2000 e di lire 482 milioni annue a decorrere dal 2001.

Capo III

PRESTAZIONI DEGLI ASSOCIATI, DISCIPLINA FISCALE E AGEVOLAZIONI

Sezione I

Prestazioni degli associati

Art. 18.

(Prestazioni degli associati)

1. Le associazioni di promozione sociale si avvalgono prevalentemente delle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati per il perseguimento dei fini istituzionali.

2. Le associazioni possono, inoltre, in caso di particolare necessità, assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo, anche ricorrendo a propri associati.

Art. 19.

(Flessibilità nell�orario di lavoro)

1. Per poter espletare le attività istituzionali svolte anche in base alle convenzioni di cui all�articolo 30, i lavoratori che facciano parte di associazioni iscritte nei registri di cui all�articolo 7 hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità dell�orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l�organizzazione aziendale.

Sezione II

Disciplina fiscale, diritti
e altre agevolazioni

Art. 20.

(Prestazioni in favore dei familiari
degli associati)

1. Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti dei familiari conviventi degli associati sono equiparate, ai fini fiscali, a quelle rese agli associati.

2. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa massima di lire 2.700 milioni per il 2000, lire 5.400 milioni per il 2001 e lire 5.400 milioni a decorrere dal 2002.

Art. 21.

(Imposta sugli intrattenimenti)

1. In deroga alla disposizione di cui all�articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, come modificato, da ultimo, dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 60, le quote e i contributi corrisposti alle associazioni di promozione sociale non concorrono alla formazione della base imponibile, ai fini dell�imposta sugli intrattenimenti.

2. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa massima di lire 3.500 milioni per il 2001 e lire 3.500 milioni a decorrere dal 2002.

Art. 22.

(Erogazioni liberali)

1. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all�articolo 13-bis:
1) al comma 1, relativo alle detrazioni di imposta per oneri sostenuti, dopo la lettera i-ter) è aggiunta la seguente:
�i-quater) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 4 milioni di lire, a favore delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri previsti dalle vigenti disposizioni di legge. Si applica l�ultimo periodo della lettera i-bis)�;
2) al comma 3, relativo alla detrazione proporzionale, in capo ai singoli soci di società semplice, afferente gli oneri sostenuti dalla società medesima, le parole: �Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), h-bis), i) ed i-bis)� sono sostituite dalle seguenti: �Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater)�;
b) all�articolo 65, comma 2, relativo agli oneri di utilità sociale deducibili ai fini della determinazione del reddito di impresa, dopo la lettera c-septies) è aggiunta la seguente:
�c-octies) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 3 milioni di lire o al 2 per cento del reddito di impresa dichiarato, a favore di associazioni di promozione sociale iscritte nei registri previsti dalle vigenti disposizioni di legge�;

c) all�articolo 110-bis, comma 1, relativo alle detrazioni di imposta per oneri sostenuti da enti non commerciali, le parole: �oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i) ed i-bis) del comma 1 dell�articolo 13-bis� sono sostituite dalle seguenti: �oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell�articolo 13-bis�;
d) all�articolo 113, comma 2-bis, relativo alle detrazioni di imposta per oneri sostenuti da società ed enti commerciali non residenti, le parole: �oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i) ed i-bis) del comma 1 dell�articolo 13-bis� sono sostituite dalle seguenti: �oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell�articolo 13-bis�;
e) all�articolo 114, comma 1-bis, relativo alle detrazioni di imposta per oneri sostenuti dagli enti non commerciali non residenti, le parole: �oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i) ed i-bis) del comma 1 dell�articolo 13-bis� sono sostituite dalle seguenti: �oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell�articolo 13-bis�.

2. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa massima di lire 71.500 milioni per il 2001 e lire 41.000 milioni a decorrere dal 2002.

Art. 23.

(Tributi locali)

1. Gli enti locali possono deliberare riduzioni sui tributi di propria competenza per le associazioni di promozione sociale, qualora non si trovino in situazioni di dissesto ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, e successive modificazioni.

Art. 24.

(Accesso al credito agevolato e privilegi)

1. Le provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle norme per le cooperative e i loro consorzi sono estese, senza ulteriori oneri per lo Stato, alle associazioni di promozione sociale e alle organizzazioni di volontariato iscritte nei rispettivi registri che, nell�ambito delle convenzioni di cui all�articolo 30, abbiano ottenuto l�approvazione di uno o più progetti di opere e di servizi di interesse pubblico inerenti alle finalità istituzionali.

2. I crediti delle associazioni di promozione sociale per i corrispettivi dei servizi prestati e per le cessioni di beni hanno privilegio generale sui beni mobili del debitore ai sensi dell�articolo 2751-bis del codice civile.
3. I crediti di cui al comma 2 sono collocati, nell�ordine dei privilegi, subito dopo i crediti di cui alla lettera c) del secondo comma dell�articolo 2777 del codice civile.

Art. 25.

(Messaggi di utilità sociale)

1. Ai sensi dell�articolo 3 della legge 7 giugno 2000, n. 150, la Presidenza del Consiglio dei ministri trasmette alla società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo i messaggi di utilità sociale ricevuti dall�Osservatorio.

2. All�articolo 6, primo comma, della legge 14 aprile 1975, n. 103, dopo le parole: �alle associazioni nazionali del movimento cooperativo giuridicamente riconosciute,� sono inserite le seguenti: �alle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali,�.

Art. 26.

(Diritto all�informazione ed accesso
ai documenti amministrativi)

1. Alle associazioni di promozione sociale è riconosciuto il diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui all�articolo 22, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. Ai fini di cui al comma 1 sono considerate situazioni giuridicamente rilevanti quelle attinenti al perseguimento degli scopi statutari delle associazioni di promozione sociale.

Art. 27.

(Tutela degli interessi sociali e collettivi)

1. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate:

a) a promuovere azioni giurisdizionali e ad intervenire nei giudizi promossi da terzi, a tutela dell�interesse dell�associazione;

b) ad intervenire in giudizi civili e penali per il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità generali perseguite dall�associazione;
c) a ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l�annullamento di atti illegittimi lesivi degli interessi collettivi relativi alle finalità di cui alla lettera b).

2. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate altresì ad intervenire nei procedimenti amministrativi ai sensi dell�articolo 9 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Art. 28.

(Accesso al Fondo sociale europeo)

1. Il Governo, d�intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, promuove ogni iniziativa per favorire l�accesso delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato ai finanziamenti del Fondo sociale europeo per progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi istituzionali, nonchè, in collaborazione con la Commissione delle Comunità europee, per facilitare l�accesso ai finanziamenti comunitari, inclusi i prefinanziamenti da parte degli Stati membri e i finanziamenti sotto forma di sovvenzioni globali.

Art. 29.

(Norme regionali
e delle province autonome)

1. Le leggi regionali e le leggi delle province autonome di Trento e di Bolzano concorrono alla promozione e favoriscono lo sviluppo dell�associazionismo di promozione sociale, salvaguardandone l�autonomia di organizzazione e di iniziativa.

Art. 30.

(Convenzioni)

1. Lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano, le province, i comuni e gli altri enti pubblici possono stipulare convenzioni con le associazioni di promozione sociale, iscritte da almeno sei mesi nei registri di cui all�articolo 7, per lo svolgimento delle attività previste dallo statuto verso terzi.

2. Le convenzioni devono contenere disposizioni dirette a garantire l�esistenza delle condizioni necessarie a svolgere con continuità le attività stabilite dalle convenzioni stesse. Devono inoltre prevedere forme di verifica delle prestazioni e di controllo della loro qualità nonchè le modalità di rimborso delle spese.
3. Le associazioni di promozione sociale che svolgono attività mediante convenzioni devono assicurare i propri aderenti che prestano tale attività contro gli infortuni e le malattie connessi con lo svolgimento dell�attività stessa, nonchè per la responsabilità civile verso terzi.
4. Con decreto del Ministro per la solidarietà sociale, di concerto con il Ministro dell�industria, del commercio e dell�artigianato, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati con polizze anche numeriche o collettive e sono disciplinati i relativi controlli.
5. La copertura assicurativa di cui al comma 3 è elemento essenziale della convenzione e gli oneri relativi sono a carico dell�ente con il quale viene stipulata la convenzione medesima.
6. Le prescrizioni di cui al presente articolo si applicano alle convenzioni stipulate o rinnovate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 31.

(Strutture e autorizzazioni temporanee
per manifestazioni pubbliche)

1. Le amministrazioni statali, con le proprie strutture civili e militari, e quelle regionali, provinciali e comunali possono prevedere forme e modi per l�utilizzazione non onerosa di beni mobili e immobili per manifestazioni e iniziative temporanee delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato previste dalla legge 11 agosto 1991, n. 266, nel rispetto dei princìpi di trasparenza, di pluralismo e di uguaglianza.

2. Alle associazioni di promozione sociale, in occasione di particolari eventi o manifestazioni, il sindaco può concedere autorizzazioni temporanee alla somministrazione di alimenti e bevande in deroga ai criteri e parametri di cui all�articolo 3, comma 4, della legge 25 agosto 1991, n. 287. Tali autorizzazioni sono valide soltanto per il periodo di svolgimento delle predette manifestazioni e per i locali o gli spazi cui si riferiscono e sono rilasciate alla condizione che l�addetto alla somministrazione sia iscritto al registro degli esercenti commerciali.
3. Le associazioni di promozione sociale sono autorizzate ad esercitare attività turistiche e ricettive per i propri associati. Per tali attività le associazioni sono tenute a stipulare polizze assicurative secondo la normativa vigente. Possono, inoltre, promuovere e pubblicizzare le proprie iniziative attraverso i mezzi di informazione, con l�obbligo di specificare che esse sono riservate ai propri associati.

Art. 32.

(Strutture per lo svolgimento
delle attività sociali)

1. Lo Stato, le regioni, le province e i comuni possono concedere in comodato beni mobili ed immobili di loro proprietà, non utilizzati per fini istituzionali, alle associazioni di promozione sociale e alle organizzazioni di volontariato previste dalla legge 11 agosto 1991, n. 266, per lo svolgimento delle loro attività istituzionali.

2. All�articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1986, n. 390, dopo la lettera b), è inserita la seguente:

�b-bis) ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali;�.
3. All�articolo 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, dopo le parole: �senza fini di lucro,� sono inserite le seguenti: �nonchè ad associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale e regionali,�. Per gli oneri derivanti dall�attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di lire 1.190 milioni annue a decorrere dall�anno 2000.

4. La sede delle associazioni di promozione sociale ed i locali nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d�uso omogenee previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, indipendentemente dalla destinazione urbanistica.
5. Per concorrere al finanziamento di programmi di costruzione, di recupero, di restauro, di adattamento, di adeguamento alle norme di sicurezza e di straordinaria manutenzione di strutture o edifici da utilizzare per le finalità di cui al comma 1, per la dotazione delle relative attrezzature e per la loro gestione, le associazioni di promozione sociale sono ammesse ad usufruire, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, di tutte le facilitazioni o agevolazioni previste per i privati, in particolare per quanto attiene all�accesso al credito agevolato.

Capo IV

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

Art. 33.

(Copertura finanziaria)

1. All�onere derivante dall�attuazione della presente legge, valutato nella misura di lire 10.000 milioni per l�anno 2000, di lire 98.962 milioni per l�anno 2001 e di lire 73.962 milioni a decorrere dall�anno 2002, si provvede mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell�ambito dell�unità previsionale di base di parte corrente �Fondo speciale� dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l�anno finanziario 2000, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a lire 10.000 milioni per l�anno 2000, lire 90.762 milioni per l�anno 2001 e lire 67.762 milioni a decorrere dall�anno 2002, l�accantonamento relativo al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, e quanto a lire 8.200 milioni per l�anno 2001 e lire 6.200 milioni a decorrere dall�anno 2002, l�accantonamento relativo al Ministero dell�ambiente.

2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.